UN' ESPERIENZA MULTISENSORIALE     
 
DI  M.Pia Baroni 
R.S.A. Papa Giovanni XXIII
Albinea  Reggio Emilia
AUSL R.E.
LA FORZA DEL CARATTERE
Un atelier alla R.S.A. di Albinea con l’obiettivo di recuperare abilità cognitive, affettive e funzionali, compromesse da malattie, ricoveri, progredire dell’età.
 
Si lavora nella cucinetta riabilitativa per favorire il recupero di abilità utili al rientro in una casa; ma anche sulla “forza interiore” (motivazione, autostima)  cioè sul “senso di sé” necessario a ripensarsi (ancora prima di esserci) nella propria casa dalla quale si è usciti con un’ ambulanza (ad esempio dopo una caduta) e dove si pensa che non si potrà più tornare.
 
Si lavora con l’attività di musica per “uscire” dall’idea di essere solo “malati” dentro a un ospedale, in attesa di un loculo.
La musica infatti fa emergere prepotentemente i ricordi e dunque anche quanto in passato si è stati capaci di sacrificio, di lavoro, di tenuta emotiva. Cioè ci si reimmerge in un’identità molto più “tonica” di quella percepita durante un ricovero .
Forse mai come nell’età avanzata è utile dare un senso alla propria esistenza.
Forse l’attività terapeutica che più consente di condividere sentimenti ed emozioni con chi ci sta vicino è la musica.
La musica per sua natura consente di far vivere contemporaneamente  tempi differenti. E’ il mondo dove le nostre esperienze e le nostre emozioni di ieri si attualizzano in una sorta di hic et nunc che ci riporta a situazioni di intensità emotiva, dunque di forte stimolazione.
Sono ormai molti gli studi sul rapporto musicoterapia-anziani-alzheimer. I riferimenti teorico-esperienziali a cui ci siamo ispirate sono quelli del P.A.M. (Progetto anziani musicoterapia): musicoterapeuti che da anni lavorano con pazienti anziani ed alzheimer.
 
La musica viene utilizzata non tanto come una pillola, una specie di farmaco, come se ci fosse una musica che “fa bene” e una musica “inutile”.
Forse può ritenersi superata l’idea che Mozart fa bene e le canzonette sono un trastullo.
L’importante è partire dalla storia sonoro-musicale di ciascuno: è necessario riuscire a trovare le “musiche del cuore” di ciascuna persona e di ciascun gruppo e da lì partire a costruire rapporti, ricordi, memoria, attenzione ecc.
Si considera dunque la persona nella sua globalità , perciò anche i linguaggi messi in gioco con la musica sono molteplici: verbale, gestuale,  posturale, prossemico, mimico e, ovviamente, musicale.  
L’esperienza che viene offerta deve essere un’esperienza piacevole. Il piacere è un elemento centrale in questo tipo di attività.

Esperti di fono-simbolismo sostengono che fra tutte le arti la musica è quella che più agisce sulla memoria, perché la dimensione del tutto, dell’intero in musica è possibile solo con l’attivazione della funzione mnesica.

Mentre un quadro, una scultura si può vedere nella sua interezza con un colpo d’occhio, un brano musicale si può contenere nella sua interezza solo se utilizza una funzione mnesica del suo svolgersi, del procedere da un inizio ad una fine.
Nell’attività di musica finora sperimentata abbiamo notato  in particolar modo che con pz che hanno perso l’uso della parola, l’approccio musicale provoca “risvegli” (seppur momentanei) e riattivazioni cognitive positive; anche dove la parola sembra spezzata e pare vagare nella mente senza trovare una via d’uscita, con la musica si nota una maggior distensione.
Ad esempio un paziente con diagnosi di demenza durante l’attività musicale otteneva un buon rilassamento; si era notata anche una leggera attivazione della  funzione mnesica: ad esempio riconosceva le due operatrici che gli proponevano due differenti ascolti musicali come “la signora della musica leggera” e “la signora della musica classica”.
Un'altra paziente che non riusciva più a parlare nemmeno con i suoi amorevolissimi familiari, riusciva tuttavia, se stimolata con sollecitazioni sonoro-musicali, a cantare quasi un intero repertorio di canti di lotta partigiana, e dopo questa “bella cantata” riusciva anche a interloquire, seppur per brevissimo tempo, con altre persone.
Pensiamo al semplice beneficio di attivazione di tutta la muscolatura alta, quella legata alla respirazione e alla fonazione, nonché, ovviamente, all’aumento, dell’attivazione mnestico-emotiva.
Anche con pazienti molto gravi o molto regrediti come pazienti in coma oppure con gravi demenze, ci pare che le proposte più efficaci siano quelle inerenti a stimolazioni sonoro-musicali, olfattive e tattili.
Con questo non ci illudiamo certo di curare od ottenere remissioni da malattie gravi, spesso incurabili e tantomeno di ringiovanire persone che volgono verso un ineluttabile declino.
Tuttavia crediamo si possa affermare che simili interventi hanno il pregio di migliorare la qualità della vita e forse  di rallentare processi di invecchiamento e di decadimento.
Si lavora con tecniche di ROT, di memory training, di life review group; per il recupero cognitivo, della memoria, dell’orientamento spazio -temporale.
Si utilizza il fare , il costruire un oggetto come mediazione alla relazione interpersonale.
Tutti i progetti sono individualizzati e i percorsi sono concertati con medici, ota, fisioterapiste, ausiliari,infermieri, educatori. L’obiettivo dei progetti è quello di favorire il recupero  delle abilità della vita quotidiana (lavarsi, vestirsi, mangiare, ecc) e in seguito il recupero degli strumenti necessari alla propria autonomia (telefonare, assumere farmaci, accendere e spegnere il gas, ecc).
Si cerca di consolidare l’acquisizione di prassi usando modalità relazionali coinvolgenti, empatiche; per questo motivo in atelier non ci sono macchinari, tubi, ausili o farmaci da prendere; si propongono gesti, percorsi con finalità fisioterapiche, ma usando la logica della naturalezza e della piacevolezza del fare.
Se stiriamo o cuciamo, lo facciamo veramente, non solo perché questo serve a muovere un braccio o una mano: quel nostro gesto rimarrà nell’oggetto costruito insieme.
Il tempo dell’ospedale (RSA) è un tempo di vita e non può essere considerato avulso da essa o ridotto a mero esercizio muscolare.
Insomma un atelier, una cucinetta riabilitativa che sia un piccolo laboratorio dove anzitutto cerchiamo di capire “ che senso ha, al di là dell’impoverimento e dell’esaurimento delle forze, invecchiare”(Hillman)
Un grazie a tutti i nostri responsabili e amministratori, che hanno condiviso queste idee, a nome nostro e dei nostri anziani.
 
…..leggiamo il giornale in grande gruppo: la guerra con l’Afganistan……..
 
Sig.Paolo: “Sa, come ieri gli americani hanno bombardato la mia casa.
           …… completamente distrutta………….alle 5 della sera. …….anche una bambina è stata ferita, lievemente per fortuna.
……nella cucinetta riabilitativa il gruppo  “un caffè in atèlier “……
Educatrice: Signora Bluetta ci fa un caffè?
Sig.ra Bluetta: Oh no! Non sono capace, è tanto tempo che non entro più in              una cucina.
Un po’ di tempo dopo......  
Sig.ra Bluetta: Allora com’è il mio caffè?…è buono?
Sì. Ma davvero?!
Ah sì! E’ proprio buono.
Non so se il caffè che farete domani, senza di me, sarà così buono!
 
Sig.ra Ines: Il caffè che profumo! Sa  che sono sei mesi che non prendo più il     caffè……… Anche a casa sono sempre sola allora non lo faccio mai…..invece qui, adesso, in compagnia..Oh! com’è buono!
E’ squisito!!
 
……….attività musicale gruppo “ascolta questa musica”……………
            canzoni napoletane
 
Sig.ra Natalina: ..poi domani tornate? E le ascoltiamo ancora?
                      E’ come se uscissi di qua e tornassi a vivere, a quando stavo              bene. Sa ero moto corteggiata (ride in modo pudico) e….ballavo tanto.
 
Sig. ra Giuseppina: Eh, insomma a risentire questa musica mi sembra di ritornare con mio marito….. Sa, cantava queste canzoni, aveva una voce che lo sentivano da lontano.
Eravamo felici
……”am’fa gnir un quèl”……….(scendono alcune lacrime) .  
 
………durante una seduta di R.O.T……….
 
Sig. Evelina: Non so quando sono nata, sono del ’22, credo di aprile o di maggio………signorina poi mi scrive in un biglietto la mia data di nascita; così mi ricordo del mio compleanno…sa sono 80 anni!
Tutto questo e molto di più ascoltando i nostri anziani; vite molto difficili: la miseria , la guerra, la ricostruzione di un Paese e adesso….la dignitosa volontà di andare avanti, di farcela, nonostante gli anni, i ricoveri, la malattia, la memoria che scappa….”ma a usarla torna”.
 
Ep
Mariapia Baroni                            Albinea 2001
 

 

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