"Sto finalmente per iniziare il tirocinio di musicoterapia, dopo lunga attesa. Mi sto recando alla casa di riposo di Compiano, per seguire "sedute" di gruppo alternate a "sedute" individuali. Tante sono le emozioni che mi passano dentro, mentre guido verso le montagne parmensi: sono smaniosa di poter vedere applicate tante cose che ho soltanto studiato sui libri; sono combattuta tra la compassione per queste persone anziane e malate, e la tenerezza che mi suscitano; ho paura di trovarle abbandonate a se stesse, non curate, trascurate...; ho paura di non venire accettata da loro, di non saper cosa fare, di non essere all'altezza...; temo di trovare un ambiente austero, freddo, triste...
Nel frattempo vedo il cartello "COMPIANO" che mi manda verso una salita costeggiata di verdissimi alberi e presto arrivo alla mia meta: un'elegante struttura circondata da un curatissimo giardino, che si affaccia sulla vallata da cui, risalendo con gli occhi, si scorgono le montagne innevate: tutto questo mi mette già di buon umore. Ora, però, devo trovare Roberto, il musicoterapista: spero che mi ci portino senza problemi, che, se anche ha già iniziato il lavoro, non abbiano storie a condurmi da lui. Intanto che giro intorno alla casa per cercare l'ingresso, passo davanti ad una porta di vetro da cui escono rumori metallici e di acqua che scorre: è sicuramente la cucina; da un'altra porta escono voci che rimbombano, probabilmente da un atrio, ma la porta non si apre e devo cercare altrove. Sento ad un certo punto uscire da una serie di finestre un'allegra musica da ballo...potrebbe essere la stanza che cerco. Lì vicino trovo finalmente la grande porta dell'ingresso principale ed entro. Presto mi accoglie il sorriso di una giovane suora, che mi conduce dal musicoterapista. Mi trovo davanti una grande sala con al centro un tavolo pieno di strumenti e strumentini, Roberto, il musicoterapista, con una fisarmonica addosso ed un altro fisarmonicista, Massimo. Intorno la stanza trabocca quasi di persone: chi in poltrona, chi in carrozzina...il tutto avvolto nella musica di un valzer. Rimango impietrita davanti alla porta, con gli sguardi interrogativi degli anziani signori puntati addosso. Ad un cenno di Roberto trovo la forza di entrare e mi vado a cercare il posticino più protetto della stanza, riparandomi dietro il deambulatore della signora Agata. La musica continua e io approfitto di questa situazione per guardarmi intorno. Mi colpiscono, prima di tutto, la pulizia e la cura sia del luogo che degli ospiti, e subito svanisce la paura di trovare le persone anziane poco curate.Poi mi soffermo sui volti: ognuno di loro, chi più chi meno, ha un'espressione serena o comunque rilassata, a parte qualcuno che è rimasto assorto nei propri pensieri. C'è una signora che lavora a maglia, girando le spalle alle fonti della musica e agli altri ospiti, perché per lavorare bene deve catturare tutta la luce possibile dalla finestra; due signore dormono beate; il signor Dario è accanitissimo al metallofono, per riuscire a seguire al meglio le due fisarmoniche; una signora, instancabile al tamburo, batte il ritmo con fare meccanico, ma perfettamente a tempo; tutti comunque rapiti dalle fisarmoniche e dalla curiosità di sapere chi è quella "signorina" che è entrata poco prima. Terminato il valzer vengo presentata e a mia volta mi vengono presentati gli ospiti, uno per uno: mi vengono regalati accoglienza e tanti sorrisi...
Riprende la musica e Roberto mi porge una percussione per seguire il ritmo, e continua il giro per dare strumenti vari in mano anche agli anziani signori; poi un tamburello in testa come corona per la signora Maria, un bracciale sonoro per la vanitosa signora Aida, sonagli, percussioni varie. Un tamburello viene riservato al signor Mario, mi è stato detto l'unico ospite malato di Alzheimer, ma oggi non ne ha voglia: chiede soltanto da bere (e presto viene accontentato).
Rimango tutto il tempo in un certo stato di "shock", suonando il mio strumentino, vittima delle mie emozioni: sentimenti di gioia per le mie paure che si sono rivelate infondate, combattuta tra l'imbarazzo di essere in un ambiente nuovo e tra gente pressoché sconosciuta, e la voglia di fare. Il mio stato continua anche quando, in compagnia delle due fisarmoniche, ho fatto il giro della struttura a portare un po' di musica a chi non era potuto scendere in salone. Tutti ne sono stati felici."............... |