Mi sono accostata al mondo della musicoterapia, quasi per caso o per gioco…
Mi sono avvicinata ad un mondo che non conoscevo per niente Alla scuola di musicoterapia, tanta teoria, pratica un po’ “generale”, e comunque senza un’utenza. O meglio con esperienze fatte su noi stessi. O al più pensate per i bambini. Poi la “scocciatura” di dover fare il tirocinio…e dai facciamolo! Per un po’ temporeggio…non mi va di pensarci. Poi la possibilità: una struttura per anziani, una casa protetta, tanto distante da casa mia. A Compiano. Pazienza! Ho già lavorato con anziani! Non sarà complicato!
Conosco Roberto solo di nome e di fama. Prima lo contatto telefonicamente: è cordiale e gentile. Poi lo conosco in un incontro informale in un’altra struttura. E lo sento parlare, lo vedo lavorare attraverso i filmati, in un seminario sulla
Musicoterapia e l’Alzheimer. Rimango un po’ disorientata: cosa dovrò fare?
Finalmente mi decido, e un sabato mattina vado a Compiano. Mi sento imbarazzata. Anche se ero già stata con altre persone, in un’altra occasione, mi sento “a disagio” ad entrare in struttura e nel salone. Gli ospiti sono tutti gentili, e mi sembrano contenti d’avere una visita un po’ inaspettata. Tutti vogliono sapere se sono la moglie di Roberto: inutili i tentativi di convincerli che non è così. Vengo presentata brevemente. Il salone è pieno, arrivano ospiti sulle carrozzine.
Roberto fa ascoltare un brano (registrato) e tutti ascoltano, alcuni parlano tra loro, altri sembrano assenti. Io mi siedo tra due arzille (è proprio il caso di dirlo) ospiti che hanno tanta voglia di parlare.
Roberto imbraccia la fisarmonica e segue per un po’ il brano.
Ma un paio d’operatrici chiedono a gran voce un valzer per poterlo ballare.
Così Roberto intona. Le operatrici ballano, una si toglie anche le ciabatte! Gli ospiti battono le mani a ritmo, quasi tutti cantano, anche quelli che sembravano assenti alzano la testa e sembrano “risvegliarsi”.
Mi viene dato uno strumento, che evito di usare per non sbagliare.
Dopo poco entrano, senza molti preamboli, le suore, che devono fare le prove dei canti. Roberto si fa da parte ascolta un po’, e poi accompagna i canti con la fisarmonica; anch’io ho un foglietto e canto. Viene mostrato un quadretto che sarà donato al parroco, il giorno successivo, come se tutto facesse parte dell’attività. Poi si prosegue con un altro brano.
Ma ritornano le suore per fare ginnastica a suon di musica. Si fanno esercizi per le braccia e qualcuno per le gambe accompagnati sul momento dalla fisarmonica; passa un quarto d’ora, forse di più, ma gli ospiti sembrano non accorgersene. C’è Massimo, fuori dalla porta. Ha portato la fisarmonica e viene invitato da Roberto a suonare, e a dargli una mano.
A questo punto ci dividiamo in due gruppi e spuntano fuori teli elastici.
Giochiamo tutti insieme ;facciamo una gara. Gli anziani sono impegnatissimi e si divertono un sacco! A me fanno male le braccia!
A questo punto Roberto m’invita in una saletta a parlare con figlio e nuora di un ospite da poco in struttura. Mi sento di troppo, come se il colloquio con il
musicoterapeuta e la famiglia fosse un momento troppo intimo e riservato perché anch’io possa assistervi. Roberto siede di fronte ai parenti, io in una poltrona un po’ in disparte. Propone loro un questionario, sulle abitudini musicali del parente. I famigliari parlano, ricordano, descrivono, rivolgendosi ad entrambi. Io non dico niente a parte sorridere loro. Roberto ascolta ogni particolare. Non sempre le risposte sembrano pertinenti, ma ascolta paziente e prende appunti su ogni particolare. Il colloquio mi sembra dolce, coinvolgente, delicato. E così si conclude la mattinata. Sono passate quasi tre ore quando esco, ma non me ne sono accorta. Mi ha colpito la collaborazione e l’interazione tra ospiti, assistenti, musicoterapeuta, persone di passaggio. Tutto naturale e spontaneo. Piacevole.
Certamente ho assistito solo al lavoro “più divertente”. Divertente ma non folkloristico. Tanto per fare due canzoni. Ma studiato. E delicato e dignitoso per gli ospiti. Non so cosa mi aspetterà nel lavoro nella camere con gli ospiti più debilitati.
Ma sono fiduciosa.
Relazione pubblicata in forma di Abstract
Simona
6 dicembre ’03 |