Tirocinio Musicoterapia

Casa di riposo "Il Gignoro" Firenze

Musicoterapeuta Giacomo Downie

“La strada del bosco” esperienze di tirocinio di Maria Teresa Lepore

Quando Giacomo mi ha proposto di suonare nei reparti la cosa mi ha subito allettata però ero molto preoccupata di quali sarebbero potute essere le reazioni degli ospiti, per me il mondo degli anziani è veramente lontano, non solo per la musica ascoltata:  ci sono molti brani di cui ignoravo perfettamente l’esistenza, ma anche per regole sociali, modi di stare insieme, riferimenti culturali. Mi sono così avvicinata a questa esperienza con un po’ di timore.
In realtà quando poi c’è stato il primo incontro la paura ed il timore di essere fuori luogo si sono abbastanza dileguati grazie al calore che queste persone sanno darti, è veramente affascinante vedere come la sig. Tosca si animi di positività ed allegria al suono di una musica ritmica conosciuta, oppure come la sig. Violante, sempre un po’ di fretta, sospenda per un attimo il suo tempo per ascoltare la musica, oppure come la sig. Lara risponda con il suo continuo lamentio all’innalzarsi del volume o all’abbassarsi di questo.
E’ una sensazione molto strana, quando si suona nel salottino o in cortile si avverte la voglia di molti di partecipare nonostante tutti gli acciacchi,  mi viene in mente a proposito la sig. Pia sempre pronta ad un sorriso ad un  gesto incoraggiante, quando poi una musica o una canzone fanno scaturire i ricordi dei cantanti del periodo è come fare un salto nel passato, c’è chi lascia riemergere tutti i gossip di allora, gli intrighi e le competizioni tra cantanti, c’è chi li ricollega a eventi della propria vita, mi ricordo in proposito un ospite che mi chiese di suonare “Miniera” e mentre la suonavo il suo sguardo si piantò a terra in atteggiamento di profondo ascolto e di ricordo.
Il tempo è rarefatto quando si ha a che fare con persone che hanno vissuto la storia: capita che spesso molti raccontino parti della loro vita, sono esperienze uniche e affascinanti, c’è chi lavorava nel circo e ha conosciuto esponenti dello spettacolo o chi cantava nei teatri, tutti hanno comunque dei ricordi relativi alla guerra, sono ricchezze, tesori, storie incredibili per un mondo come quello di oggi ma che in un passato neanche troppo lontano sono accadute realmente.
E’ affascinante quando alcuni raccontano dei luoghi a loro cari, la sig. Ada per esempio quando mi vede è impaziente di ricordare con me alcuni scorci di Livorno (io sono di Livorno), vedo come la sua mente spazia per i ricordi e viene fuori che da giovinetta soleva passeggiare per una determinata piazza a cui è molto affezionata, mi chiede così di salutarle i luoghi. Sono affetti calore che ti portano in un’altra dimensione della vita, ti spronano a viverla a dare valore a ciò che ti circonda, ci sono anche perle di saggezza distillate quando meno ci si aspetta, mi viene in mente la sig. Maria che ama ballare e che da giovinetta non ha mai potuto farlo perché in famiglia non lo permettevano, lei mi ha detto di non aver paura di far valere le mie esigenze, se non ledono nessuno, per timore di qualcuno più anziano e per troppo rispetto.
C’è chi poi è più accentratore di attenzione e chi meno, chi, anche se in genere molto chiuso, se avvicinato con un sorriso e la voglia di ascoltare si apre e partecipa. Non è sicuramente facile vivere in un posto diverso dalla propria casa con i sensi e le percezioni alterate dalla vecchiaia e da una eventuale malattia e con un senso di confusione continua, ma alcune volte basta veramente poco per far sorgere, almeno per un po’ di tempo, un barlume di familiarità e di completezza, basta una musica conosciuta e amata, le cui parole e le cui note possano far sentire ancora presenti, e ascoltati in cui il passato risulta vissuto e non dimenticato, in cui il tempo ha un inizio uno svolgimento ed una fine  e quindi un senso compiuto.
Questo credo sia il potere della musica, il trascinare per la sua durata chi l’ascolta in una dimensione sospesa ma attuale, sospesa perché l’attenzione e gli affetti viaggiano con le note ed il testo, ma attuale perché svolta in quel preciso momento.
Quella attuata dalla musica può essere una dimensione che tira fuori dall’isolamento che spinge ad una condivisine con gli altri ad un’aggregazione non solo fisica perché tutti presenti in quella stanza in quel momento, ma anche come sensazioni e ricordi.
E’ importante che la musica si fonda con la vita di queste persone, che “vada a trovarle”, a tirarle fuori. Quella che ci siamo riproposti di offrire non è una musica da concerto, ma una musica che sappia entrare in comunicazione con le persone, che, attraverso la scelta di un timbro appropriato, possa toccare, consolare e far riemergere chi ascolta, quando ciò accade un senso di stupore e di meraviglia mi pervade, dopo che ho suonato un brano, sperando di riuscire a far rievocare magari bei momenti o di produrre sensazioni piacevoli, quando mi guardo intorno e vedo volti sorridenti, la sig. Pia che con le guance arrossate mi guarda e batte le mani e altre persone che continuano a canticchiare quello che ho suonato, sento la voglia di ringraziare quelle persone per questa esperienza.
 
Colgo l’occasione per ringraziare Giacomo Downie e tutte le persone del centro il “Gignoro” per l’opportunità datami e la grande disponibilità.

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