Abstract convegno

"La musica della vita"

Bedonia (Parma) 21 Giugno 2002

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Musicoterapia in casa di riposo

Roberto Bellavigna

Nel mio intervento ho cercato di legare due filoni tematici:
1) La storia del mio intervento di musicoterapia presso la "Casa di Riposo Rossi-Sidoli" Compiano
2) Le possibilità attuative e organizzative delle musicoterapia in casa di riposo

Il mio discorso è partito dall'analisi del concetto di musicoterapia, dalle differenze delle figure dell'animatore del fisioterapista e del musicoterapeuta/pista. Ho esposto le sinergie le risorse di un lavoro di equipe e gli ambiti di attuazione reciproci.
Ho parlato della storia dell'intervento della musicoterapia presso la struttura "Rossi Sidoli" esponendo le attività in corso con alcuni video e fotografie. Ho pianificato le possibilità della musicoterapia in casa di riposo nei vari momenti della giornata di un anziano. 
Ma come attuare un intervento di musicoterapia, quale la sua differenza con l'animazione e la fisioterapia, quale il ruolo del musicoterapeuta?
Per elaborare una risposta ho esposto la funzione e la metodologia di un intervento di musicoterapia strutturato per arrivare al problema della valutazione; argomento poi dibattuto nella tavola rotonda di fine convegno.

VITA DELL’ANZIANO IN STRUTTURA E  QUALITA’ ASSISTENZIALE

Dott. Giovanni Gelmini

L’ argomento comporta diverse considerazioni che possiamo classificare nei vari aspetti che caratterizzano, nella sua multidimensionalità, la persona da assistere:  clinico,  funzionale,  riabilitativo,  psico-affettivo,  socio-relazionale, etico. Solo considerando l’anziano nella sua globalità siamo in grado di definirne la fragilità, le necessità, i bisogni, le opportunità da considerare, gli obiettivi da raggiungere col fine di rispondere alle sue esigenze in maniera globale e completa. Il sistema che garantisce tutto ciò è sintetizzato nella triade :VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE, APPROCCIO GLOBALE, LAVORO D’EQUIPE. La valutazione geriatrica multidimensionale prevede un’indagine approfondita su:

-         SITUAZIONE  CLINICA:  bisogni medico-infermieristici, nutrizione, riabilitazione, 
      
prevenzione;

-     SITUAZIONE  FUNZIONALE (BADL, IADL, AADL) : base di ogni programma assistenziale e riabilitativo , indispensabile nella definizione  degli obiettivi  socio-sanitari e socio-assistenziali e nel monitoraggio dell’efficacia del programma assistenziale predisposto.                                                                                               

La valutazione dello stato funzionale è l’elemento cardine nella definizione dell’autosufficienza.

-      STATO MENTALE : deficit cognitivi, del tono dell’umore, disturbi comportamentali ;

-      SITUAZIONE  SOCIALE: supporto familiare e servizi comunitari.

 I  bisogni dell’anziano sono il risultato di una complessa interazione tra aspetti biologici, psicologici, sociali ed ambientali la cui valutazione è dovuta  all’EQUIPE ASSISTENZIALE, dove ogni professionista deve confrontare e fare interagire la propria competenza con quella di altri professionisti, in una visione globale d’insieme. Le figure professionali più importanti coinvolte nell’erogazione dell’assistenza agli anziani e quindi membri ufficiali dell’équipe delle strutture assistenziali sono o dovrebbero essere:il GERIATRA, l’ INFERMIERE PROFESSIONALE , l OPERATORE SOCIO SANITARIO (OSA, OTA, ADB), il TECNICO DELLA RIABILITAZIONE, l’ANIMATORE – EDUCATORE . Possono svolgere un ruolo anche altre figure professionali quali il MEDICO DI FAMIGLIA, il FAMILIARE , l’ASSISTENTE SOCIALE, lo  PSICOLOGO, il VOLONTARIO.  
E il MUSICOTERAPEUTA? E la MUSICOTERAPIA? Dove ubichiamo entrambi?  
Credo che il  “luogo”  più giusto  sul piano assistenziale sia a cavallo tra l’intervento riabilitativo e l’animazione. Intervento riabilitativo poiché con la musica, con il ritmo si può
intervenire:

-         nella riabilitazione cognitivo – comportamentale

-         nell’approccio psicomotorio

-         nel recupero motorio

-         nella riattivazione funzionale

Animazione poiché  ascoltare musica, cantare e magari ballare rappresentano momenti di svago e di aggregazione che determinano indubbiamente riflessi positivi sia sul piano individuale che sul clima socio-relazionale globale della struttura.  Attività d’équipe ed approccio globale  prevedono l’utilizzo di sistemi e strumenti indispensabili per poter ben organizzare il lavoro, come : la CARTELLA ASSISTENZIALE, il PIANO ASSISTENZIALE INDIVIDUALIZZATO, il PROTOCOLLO OPERATIVO e  la FORMAZIONE. Il problema della qualità assistenziale nelle strutture per anziani sta diventando sempre più importante e sentito, anche a livello istituzionale e politico. Alcune Regioni , tra cui la Lombardia, si stanno muovendo nel segno della qualità attraverso la definizione di specifici requisiti assistenziali oltre i comuni standards gestionali che le strutture per anziani devono possedere onde ottenere l’accreditamento.

DAL RACCONTO ALLA CANZONE

Dr. Francesco Delicati

 Una delle tante funzioni che il cantare assolve con persone anziane è quella di essere un aiuto alla memoria: attraverso i canti e le canzoni accettate e riconosciute possono essere stimolati i ricordi e le associazioni, si possono far rivivere momenti del passato e rendere presenti situazioni connotate in senso emotivo.Questi racconti personali intimi e profondi che emergono in una situazione di gruppo di anziani possono fornire nuovi spunti operativi per chi si trova a lavorare con queste persone: possono diventare “piste narrative” che da una parte consentono di conoscere meglio la persona, avvicinandosi ancor di più alla sua “mappa”, alla sua visione del mondo. Dall’altra possono diventare un “materiale” base da usare come testo per canzoni. Partendo dalla considerazione che la musica rende sopportabili le emozioni di ricordi dolorosi, l’ipotesi che guida l’autore in questa ricerca è la seguente:

Il racconto del proprio vissuto, suscitato da musiche e canzoni conosciute, trasformato in canzone e restituito alla persona anziana, rende più sopportabili le emozioni e gli affetti veicolati nel racconto, perché questi vengono stemperati dalla canzone, favorendo uno scarico delle emozioni negative ed anche una più completa integrazione fra il soggetto e la realtà del presente”.

Partendo da un’esperienza di musicoterapia in una piccola casa di riposo della provincia di Perugia, dove un’anziana donna in un contesto di gruppo fa un racconto intenso e sofferto di una sua vicenda personale, ci si sposta in un contesto di formazione. Qui un gruppo di operatori (animatori, educatori, psicologi, assistenti, infermieri, musicoterapisti) che a diverso titolo lavorano con anziani e persone affette da demenza Alzheimer, posto di fronte al materiale video del racconto dell’anziana donna, si pone all’ascolto di quanto viene detto (il contenuto) e del come viene detto (il modo) andando alla ricerca delle caratteristiche del vissuto della donna e della sua mappa del mondo, anche attraverso la lettura degli aspetti non-verbali (gesti, postura, ritmo eloquio, respiro,…). Obbiettivo di questa “lettura” e analisi parallela del racconto e del comportamento: ascoltare l’altro, entrare nei suoi panni, ascoltarne la sofferenza, i silenzi, i pensieri, lo stato d’animo, le immagini che ci rimanda: in sostanza, ascoltare il suo non-detto. Da questa “lettura” e analisi del racconto si genera risonanza e disponibilità ad entrare nel mondo della persona ed emergono informazioni e spunti mirati per la creazione di canzoni. Così, il racconto può essere poi restituito alla donna e al gruppo degli anziani in una veste diversa, quella della canzone, che rende più sopportabili, proprio perché stemperate dalla melodia, le emozioni veicolate nel racconto, offrendo preziose risorse interiori agli anziani. L’esperienza offre l’opportunità di riflettere sugli aspetti che occorre tenere presenti nel costruire canzoni a partire da un racconto riguardanti struttura, genere musicale, parole del testo, tipo di pensiero ed uso della persona.

Metti in circolo

La continuità nell’intervento musicoterapico

Giacomo Downie

Siamo ormai giunti a condividere la certezza che il linguaggio musicale nelle sue varie forme attivi risorse nella persona demente attraverso processi di risonanza con memorie, vissuti, strutture mentali e la costruzione di vie di comunicazione con il mondo esterno.Come dare stabilità a questi processi  e ai relativi risultati in termini di integrazione – vitalità – serenità è una questione che impegna da tempo coloro che conducono gli interventi. Ottime proposte condotte con cura, empatia e professionalità rischiano di perdere la loro portata considerate nella complessità della situazione in cui si trova il malato. L’aspetto quindi che intendo sottolineare, sul quale ho fondato i miei ultimi lavori è ancora una volta quello della continuità. La continuità nella storia della persona: partire dalla sua musicalità. La continuità fra le figure assistenziali (famigliari, operatori, ecc.): raccogliere informazioni da trasformare in suono nell’intervento e restituire nuove immagini “arricchite” della persona. La continuità nel tempo: progettare con gli altri in modo che le risorse messe in gioco continuino ad essere sostenute.  Penso tuttavia che occorra in primo luogo impostare la concezione dell’intervento considerando non solo persona e trattamento, ma pure il contesto-sistema-“grembo sociale” in cui è integrata e la sua capacità e volontà di trasformarsi. Collocare cioè l’intervento in quegli spazi e in quei tempi appropriati per incidere sulla trasformazione di ciò che circonda e interagisce con la persona. Nel caso della struttura in cui lavoro ha voluto dire inserirsi in un processo di decentralizzazione e divisione in “nuclei”.  Lavorare in reparto significa abbandonare un contesto rassicurante (per l’operatore) con buona sonorità, isolato, con strumentazione adeguata per ritrovarsi in camere o corridoi scomodi e trafficati. Obiettivi: far “vibrare” il luogo di residenza compresi accessori e operatori; restare in un ambiente familiare per gli ospiti più disorientati; avvicinarsi a coloro che sono allettati; dare visibilità mostrando ai colleghi le caratteristiche della proposta; mettersi in gioco; valorizzare i partecipanti agli occhi di chi puo’ osservarli direttamente; raccogliere informazioni in modo diretto da chi lavora in altri ambiti; vedere il lavoro e l’organizzazione nella sua globalità da dentro; coinvolgere i vari operatori. Nel percorso sono state impiegate tecniche “miste”, con musica dal vivo o registrata (un filmato mostra vari momenti dell’esperienza). Fra i risultati osservati la realizzazione di un “clima” particolarmente sereno; la cooperazione fra i settori e la crescente disponibilità e attenzione; l’attivazione e la vitalità dei partecipanti, l’aspettativa e il riconoscimento nei confronti dell’attività.Altro elemento di continuità con la musicoterapia e incisività del contesto è la formazione delle figure assistenziali all’uso del linguaggio musicale per creare relazioni. In tali relazioni il musicoterapista può far emergere la dimensione terapeutica. E' significativo che anche coloro che non possiedono competenze musicali specialistiche siano in grado di servirsi e godere del potere della musica.

I luoghi dedicati

Arch Patrizia Valla

La musica è sempre legata ad un’emozione, ad un  momento, ma anche ad un luogo. Si suona e si ascolta la musica sempre in una ben precisa condizione spazio-temporale, in un determinato luogo. La musica e lo spazio sono componenti fondamentale di quella che noi chiamiamo atmosfera che attiva il fondamentale legame fra sensazione-percezione e memoria. Sappiamo dalla fisica che il suono non può propagarsi nel vuoto, ha bisogno di uno spazio: l’acustica studia i processi di generazione, propagazione e ricezione del suono. Anche la musicoterapia richiede ambienti adeguati per creare le condizioni operative ottimali.

 La musicoterapia inizia dalla scelta e/o dalla progettazione di uno spazio idoneo.

Fare musicoterapia in un corridoio della casa di riposo vuol dire creare molti fattori di stress sia per il malato che per il terapeuta. I temi principali da sviluppare sono a mio avviso i seguenti:

  1. I luoghi della terapia: nuove condizioni psicologiche e ambientali
  2. I luoghi della memoria: evocazione affettiva dei luoghi del passato

A breve  sarà inserito anche  l'Abstract  del Dott. Godani

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