| Con queste mie parole nate da un’esperienza con
una persona malata di Alzheimer, tento di incutere coraggio in chi si
trova ad affrontare simili sofferenze, affermando che, se le ricerche
sulla malattia di Alzheimer sono ancora nel vago, nonostante il massimo
impegno scientifico, c’è già una via da seguire, una cura sicura per
migliorare al massimo la vita di chi è più sfortunato: la possibilità
di percepire tutte le sue esigenze fisiche ed esistenziali e sostenerlo
affettivamente. E’ importante, dunque, non perdere mai la cognizione
che il malato , oltre al suo involucro caduco, è un essere meraviglioso
come tutti e tutti facciamo parte di un Tutto. Ho la ferma convinzione
che non tarderanno ad avvenire radicali cambiamenti; non a caso mi
rivolgo, con affetto, anche ai ragazzi, ai giovani, che nelle loro mani
detengono il futuro, appunto. In particolare, spero che le famiglie dei
malati di Alzheimer (e non solo Alzheimer) possano essere alleviate da
validi aiuti, cosicché il malato abbia l’opportunità di vivere nella
sua abitazione, con le sue necessarie certezze; ma se ciò per ovvi
motivi, non potesse accadere, con tutta forza mi oppongo affinché essi
non siano trattenuti in certi ospedali o in case di cura, dove in realtà
essi si consumano in legale abbandono, mortalmente reclusi in una
stanza, nel fondo del letto, il più scomodo e buio. Auspico per loro
strutture ridenti, luoghi ospitali che abbiano il medesimo calore (o
quasi) della loro casa; una “domus” dove il cuore senza solitudine
riscaldi anche il futuro più nebuloso. La massima attenzione è più
che necessaria anche nella scelta del personale; non basta che sia
specializzato, ma deve possedere doti particolari, come sensibilità
profonda, intelligenza, naturale predisposizione all’amore. |