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L’intervento di
Musicoterapia Umanistica prende le mosse dal riconoscimento dell’unicità
di ogni persona umana e del valore e della significatività che ogni vita
rappresenta, anche quella vicina all’età della morte e quella colpita da
malattie devastanti come l’Alzheimer. Mettere al centro del lavoro di
musicoterapia la persona anziana o affetta da demenza, intesa nella sua
globalità di corpo-mente-anima significa che: va considerata come un
individuo senza uguali, un essere unico, irripetibile, non totalmente
definibile (Abraham Maslow); ogni essere umano è prezioso
indipendentemente dal suo grado di disorientamento (Naomi Feil); esiste
una causa dietro il comportamento delle persone molto anziane e
disorientate (Naomi Feil); occorre dare senso ai comportamenti insensati e
alle stereotipie, che vanno considerati come tattiche di sopravvivenza:
l’arte di vivere è fondata su un’innata sapienza del corpo ed è governata
dal principio del piacere, che assume compiutezza umana nel compiacimento
e nell’agire porta all’accomodamento (Milton Erickson); vanno utilizzate
le potenzialità della persona e vanno considerati i suoi sintomi non solo
come il segnale di una sofferenza o come manifestazioni di patologia, ma
come il risultato di risorse bloccate e anche come strategie di
comunicazione, come un mezzo di comunicazione e un messaggio
dell’inconscio (Milton Erickson). Nessuna teoria, neanche la migliore, può
pregiudicare il destino di un uomo. Questa affermazione rimette al centro
dell’indagine e del fare terapeutico la persona, mentre la teoria diventa
solo una "mappa" per conoscere meglio l’oggetto della conoscenza.
L’importante è capire che la "mappa" non è il "territorio". Diceva K. G.
Jung: "Il terapeuta deve ricordarsi che il paziente è lì per essere
trattato e non per verificare una teoria". "La cosa importante non è
l’invecchiamento, ma l’uomo che è vecchio". "La cosa importante non è la
malattia, ma l’uomo che ha la malattia". In questa prospettiva la scelta
di un metodo non dipende dal suo valore intrinseco, ma dalla sua efficacia
nei confronti di un dato individuo in un dato momento. Il modello di
Musicoterapia Umanistica si basa sulla RELAZIONE, sull’ascolto empatico,
sull’accettazione incondizionata dell’altro per come è nel momento
presente e sull’utilizzo del suono e della musica come mezzo per scoprire
e sviluppare i potenziali e le risorse della persona. Si parte dal
presupposto che ogni persona abbia in sé tutte le risorse necessarie per
adattarsi all’ambiente. C’è una sostanziale fiducia nella persona che ha
dentro di sé le potenzialità per superare le difficoltà nelle quali si
trova e di venirne fuori. (Rogers, 1961). Ciò è possibile quando "l’agire
del musicoterapeuta attua l’ascolto empatico": il musicoterapeuta si pone
all’ascolto dell’altro per cercare di scoprire come l’altro viva la
realtà, cercando il senso del suo modo di essere e di comportarsi, andando
a ricercare non ciò che manca, ma quello che c’è. Suo compito è di suonare
"dialogando" con le persone di cui si prende cura.
La risonanza
Convibrare con l’anziano e il malato d’Alzheimer
La persona anziana ricoverata vive dentro di sé una sorta di
"frammentazione del sé", con sofferenza, sensazione di perdita,
disorganizzazione, depressione. Anche la persona demente vive dentro di sé
una situazione di "disintegrazione" e di "frammentarietà" che la porta ad
una fragilità nella vita affettiva e sociale e ad un’instabilità piena di
ansia e angoscia. In termini musicali l’invecchiamento associato al
ricovero e la Malattia di Alzheimer rappresentano la rottura di un ordine,
la rottura di un’armonicità della persona. Attraverso la musicoterapia ci
si può relazionare con la persona e riuscire a ritrovare l’ordine che
sembrava perduto. Non si tratta di intervenire per o su una patologia; ci
si relaziona con la persona. Tutto accade nella reciprocità, nella
relazione, nel rispetto. La comunicazione autentica presuppone
comprensione, risonanza da parte di un altro essere umano. Essa
costituisce la fonte primaria della sensazione di sicurezza derivante
dalla conferma del Sé. L’essere umano è il primo strumento musicale. "È
l’uomo corpo vibrante di onde che non sono mai soltanto sonore, bensì
sonoro - tonico - comunicativo - emotive" (Giulia Cremaschi). Possiamo
supporre una convibrazione con qualcosa di profondo come schemi motori, o
di pensiero, emozioni, memorie. La risonanza ripropone alla persona
anziana e demente il mondo di emozioni impresso nella sua memoria che il
quel momento sta riaffiorando. La risonanza coinvolge e compenetra. Essa è
la relazione che fa ritrovare un mondo che è in noi, è una relazione che
non frammenta l’uomo nelle sue parti, ma lo rinvia alla sua unicità e
originalità. Nei momenti in cui la persona anziana e demente ascolta,
canta e fa musica con gli strumenti musicali, ritrova in un modo naturale,
con tutta se stessa, una sensazione di unità. A questa integrazione
corrisponde un dinamismo vitale che si traduce nella persona in una certa
pienezza d’essere, una certa armonia e unità di vita affettiva,
intellettiva e sociale.
Il dialogo sonoro
La musica è usata per influenzare direttamente il corpo, i sensi, i
sentimenti, i pensieri o i comportamenti del paziente anziano e demente.
Quindi il terapeuta "diventa una guida, colui che facilita, un ponte che
porta il paziente in contatto terapeutico con la musica." (K. Bruscia).
Il modello musicoterapeutico principale, integrato da altre tecniche, è
quello del "dialogo sonoro" (Mauro Scardovelli). Esso è un particolare
tipo di interazione in cui vengono amplificati ed evidenziati attraverso
il linguaggio sonoro certi aspetti della comunicazione:
-sintonizzazione sul piano temporale - ritmico - energetico;
-precisione nei tempi di risposta;
-equilibrio tra familiarità e novità nella variazione;
-creatività nella produzione di nuovi messaggi.
Tre sono i momenti fondamentali del Dialogo sonoro:
-matching: il ricalco, combaciamento o sintonizzazione di alcuni aspetti
della fisiologia (respirazione, tono posturale, gestualità) e del
tono emotivo della persona;
-pacing: letteralmente andare al passo con la persona assecondandola;
-leading: guidare o condurre la persona in una nuova direzione.
Metodologia
L’approccio metodologico si basa primariamente sulla creazione di una
relazione empatica con i singoli e col gruppo, basata su un rapporto di
FIDUCIA e un’accoglienza calda e incondizionata. Particolarmente
importante è creare un’atmosfera disinvolta, centrata sull’ironia, la
gioia e il buonomore. A questo scopo la seduta non è mai rigidamente
strutturata, ma "fluisce liberamente … momento dopo momento e permette al
processo terapeutico di svolgersi fenomenologicamente" (K.Bruscia).
L’attenzione costante alle risposte e ai segnali che provengono dal
singolo e dal gruppo orienta il musicoterapeuta nella scelta dell’attività
da proporre, ispirandosi a ciò che i malati suggeriscono e seguendo le
"direzioni" che loro propongono (il loro progetto). Viene accolta in
primis la proposta del soggetto che viene ampliata ed arricchita in uno
scambio reciproco tra paziente e musicoterapeuta. Il lavoro è centrato
sulle "parti sane" dell’anziano e del malato di demenza di cui vengono
valorizzate tutte le potenzialità fisiche e intellettive residue: si parte
da ciò che alla persona piace fare e da ciò che sa, puntando a mete
accessibili nelle quali possa sperimentare una riuscita gratificante.
L’intervento musicoterapeutico punta a mete accessibili nelle quali le
persone possano sperimentare una riuscita gratificante, e guarda alla
globalità della persona (coinvolgimento di tutti i sensi, fantasia,
movimento, emotività, funzioni cognitive) e di conseguenza utilizza tutte
le potenzialità del linguaggio musicale: canto, ascolto, movimento, suono
degli strumenti, danza. Vengono proposte "situazioni significative"
attraenti per gli anziani e i malati dementi, capaci di attivarne la
curiosità l’interesse e la motivazione e di favorirne la partecipazione in
prima persona. C’è adattamento e personalizzazione della tecnica e delle
proposte ai bisogni delle persone. Tutto ciò che avviene all’interno
dell’incontro a livello musicale o relazionale è valorizzato come elemento
di un "processo"; in questo senso il prodotto estetico finale ha una
valenza molto relativa. Nel lavoro in gruppo si punta da una parte sulla
socializzazione e sullo scambio comunicativo tra i membri del gruppo (che
sentano di non essere soli), e dall’altra sulla valorizzazione del singolo
nel gruppo stesso (l’approccio è personalizzato): la finalità è quella di
farlo sentire utile e accettato. Viene favorito il contatto corporeo: il
musicoterapeuta sfiora e tocca le persone, li fa sedere molto vicini e lui
stesso si avvicina molto alla soglia della riservatezza; inoltre viene
favorito il contatto con lo strumento musicale.
Struttura degli incontri
Ogni incontro è concepito come un tempo ed uno spazio sonoro-musicale e
relazionale nel quale, una volta fissate le coordinate di base
(rappresentate dalle attività musicali) accadono degli eventi, si fanno
degli incontri, si creano relazioni, si mettono in movimento energie.
L’incontro, quindi, è una struttura dinamica che ha un inizio, uno
svolgersi ed una fine; in esso l’elemento ritmo rappresenta l’acme, il
momento della messa in circolo di energie, del movimento corporeo, delle
emozioni. In termini musicali, il percorso nelle sue grandi linee prevede
un passare dalla melodia al ritmo e ritorno e un utilizzare brani musicali
caratterizzati da pulsazione lenta per arrivare gradualmente a brani
ritmati, con un aumento della velocità e concludere con un ritorno a tempi
lenti. In termini di movimento ciò significa passare dallo stare fermi al
muoversi sempre di più, coinvolgendo progressivamente tutte le parti del
corpo, mettendosi in gioco ed appropriandosi della musica con il movimento
del corpo intero, da seduti allo stare in piedi. In termini spaziali si
passa da un uso limitato ad un uso ampio dello spazio. In termini di
energia emotiva si passa da un coinvolgimento emotivo e affettivo
contenuto ad un coinvolgimento intenso per ritornare a un coinvolgimento
misurato.
Linee di intervento e presupposti metodologici
Cercare di ricreare il clima delle "veglie" serali del passato, quando
attorno a un focolare si andava a veglia presso una famiglia di amici o
parenti e ci si intratteneva con racconti, canti e balli; ripristinando in
qualche modo l’atmosfera del contesto/ambiente familiare e sociale in cui
i canti furono appresi, fruiti, o sperimentati, si poteva consentire alla
persona anziana e disorientata di ritrovare una modalità di
intrattenimento più consona alla sua storia e ai suoi bisogni e rendere
più facilitante il richiamo, il ricordo o il riapprendimento delle
pratiche musicali come canto o ballo; offrire un menù vario di attività
musicali, in modo da assecondare e di andare incontro alle esigenze di
ogni componente del gruppo; Prevedere una progressione nelle proposte: da
attività musicale iniziale più calma e con minore coinvolgimento
(l’ascolto di musica registrata) ad attività più coinvolgente e
partecipante (il cantare in gruppo) per proseguire verso esperienze
musicali sempre più coinvolgenti, sia a livello fisico che emozionale (il
suonare strumenti a percussione, le sequenze ritmiche o la danza,
l’improvvisazione strumentale) sempre più coinvolgenti sia a livello
fisico che emozionale, per chiudere con un ritorno ai tempi lenti
dell’inizio. L’obbiettivo è quello di favorire la partecipazione e
l’espressione delle persone, facendole entrare gradualmente nel clima
dell’attività. Partire dall’informale per arrivare alle regole, allo
strutturato: si parte da una situazione informale, non costrittiva, senza
precise consegne o regole, lasciando che le cose accadano da sole, e che
le persone reagiscano liberamente agli stimoli della musica; i loro
spunti, stimoli o reazioni vengono raccolti dal musicoterapeuta, e
"rilanciati", in modo amplificato, riproposti in una forma più
strutturata, secondo il metodo di intervento del dialogo sonoro.
Attività musicali
Un programma di lavoro di musicoterapia prevede molteplici attività
musicali per assecondare le esigenze e i bisogni di ogni persona che
frequenta il piccolo gruppo.
Nel lavoro vengono integrate tecniche attive e ricettive, tra cui: il
canto di canzoni del repertorio della musica leggera e popolare, l’ascolto
di brani musicali, l’associazione musica/movimento (dal rilassamento
fisico, ai gesti liberi o strutturati in sequenze ritmiche, al ballo
libero e alle danze popolari) l’improvvisazione strumentale. Queste
attività musicali (integrate anche da terapia del ricordo e da attività
extra-musicali) vengono usate singolarmente o in combinazione tra loro, a
seconda dei soggetti, dei loro bisogni e degli obbiettivi da perseguire.
Strumenti di lavoro
Per lo svolgimento dell’attività è necessaria una dotazione di strumenti
musicali a percussione (strumentario Orff): claves, triangolo, maracas,
tamburi, piatto sospeso, piattini, maracas, xilofono, wood-block,
sonagli.... Inoltre, anche material euritmici e oggetti (palla, stoffe,
corda, foulards), oggetti della quotidianità, utensili della cucina,
barattoli, vecchi strumenti musicali, oggetti del passato, materiali vari.
Il musicoterapeuta fa uso di chitarra, fisarmonica, pianoforte, strumenti
a fiato (flauti, clarinetto,…) strumenti a corda (violino, viola,…).
Lavoro di gruppo
In genere l’intervento di musicoterapia con anziani è di gruppo, con un
numero di persone che varia dalle 10 alle 15 unità. Anche l’intervento con
malati Alzheimer è di gruppo (dalle 5 alle 12 unità che vengono sottoposte
a valutazione neuropsicologica). In alcune situazioni viene prevista una
selezione di pazienti attraverso l’applicazione di criteri di inclusione
determinati da strumenti operativi (ad es.: Mini Mental) il che comporta
la costituzione di gruppi più omogenei a livello di malattia (ad es. tutti
di grado "lieve-medio"). Tuttavia, anche il lavoro con gruppi
"disomogenei" a livello di malattia, pur comportando difficoltà, risulta
comunque creativo e sempre pieno di sorprese, proprio perché è "ricca"
l’esperienza umana. L’intervento individuale in genere non viene richiesto
dai committenti. All’interno di lavoro di gruppo è comunque possibile
attuare interventi individuali. E comunque a chi fa musicoterapia di
gruppo sono richieste delle competenze particolari.
Frequenza degli incontri
Un incontro a settimana, per la durata di un’ora-un’ora e mezzo, a seconda
della gravità della malattia di demenza.
Luoghi e setting
Case di riposo per anziani, case protette e centri diurni per malati
Alzheimer.
Collaborazione con l’équipe multiprofessionale
Nelle case di riposo per anziani sono previsti incontri di verifica e di
monitoraggio del lavoro con le altre figure professionali, come geriatra,
assistente sociale, educatori, animatori ed assistenti. Nei centri diurni
Alzheimer della U.S.L. ogni mese è previsto un incontro di verifica con le
altre figure professionali che operano con lo stesso paziente.
Collaborazione con le famiglie
Il rapporto con i familiari è auspicabile proprio perché la visione e la
stessa partecipazione al lavoro consente ad essi di verificare la validità
del trattamento e in alcuni casi offre l’opportunità di "scoprire" aspetti
del proprio anziano o malato inaspettati e sorprendenti. Occasioni
concrete per far questo sono: l’incontro iniziale per la raccolta dei dati
e delle informazioni sulla storia sonoro-musicale del soggetto, le feste e
gli incontri conclusivi dell’attività, che risultano più efficaci delle
parole per mostrare e monitorare i cambiamenti intervenuti. In un’ottica
sistemica, vengono condotti piccoli gruppi di musicoterapia per familiari
e malati Alzheimer (2-3 famiglie) e gruppi di musicoterapia e consueling
per caregivers (familiari impegnati nell’assistenza a malati di demenza).
Tali gruppi hanno ricadute ed effetti positivi nelle persone, sia nel
rapporto con il proprio malato, sia nella gestione e nel vissuto della
malattia stessa. |