|
In
“Storie di vita” – Consorzio dei servizi Socio–Sanitari della
Valle Camonica
MUSICOTERAPIA
E FORMAZIONE DEL PERSONALE
Esperienza
alla RSA di Pisogne (Bs) di Giacomo Downie
La
musica appartiene a tutti. L’essere umano si sviluppa in un contesto di
suoni (grembo materno prima, grembo sociale poi). In tale contesto ognuno
si forma la propria “musicalità”, fatta di esperienze, passioni,
attitudini. Il rapporto col mondo dei suoni è una caratteristica
dell’essere umano. C’è poi chi si attrezza di competenze
specialistiche per fare della musica un uso professionale in senso
artistico o terapeutico (due termini che forse hanno bisogno l’uno
dell’altro). Questo non vuole dire però che le pratiche musicali siano
riservate agli esperti. In quel bagno di suoni, voci, pulsazioni, ritmi,
musiche relative alla cultura d’appartenenza si sviluppano
inevitabilmente competenze, “competenze comuni” come sono state
definite dal semiologo G. Stefani. Competenze delle quali non siamo
pienamente coscienti, ma sappiamo canticchiare un motivetto, intonare due
note, distinguere il forte dal piano, il veloce dal lento, ripetere un
ritmo e così via... Da queste considerazioni nasce la progettazione di un
corso di musicoterapia destinato a persone che non diventeranno
musicoterapisti o musicoterapeuti. Operatrici che continueranno a fare il
loro lavoro di assistenza, animazione, fisioterapia, assistenza
psicologica, coordinamento, con uno strumento in più: la musica e la
capacità di gestirla in un rapporto
di cura in virtù di quelle competenze accennate sopra. Mi ritengo
fortunato di avere avuto l’opportunità di realizzare tale iniziativa.
Perché la musica? Non è una scelta scontata. Vorrei sottolineare tre
aspetti, che le varie scuole di musicoterapia hanno sviluppato, anche se
in modi diversi. 1. La musica è un linguaggio, comunica dove la parola
non è sufficiente o dove le parole non ci sono più, permette di entrare
in relazione profonda anche con la persona che ha un grave decadimento
cognitivo. 2. Il suono fa risuonare. Memorie, emozioni, schemi logici,
schemi motori si attivano sollecitati dalla musica rivelando risorse
insospettate. 3. Con la musica ci si esprime. Ed è una capacità che si
conserva oltre il disorientamento. Quante poche opportunità ha di
esercitare questo bisogno umano, ad esempio, un vecchio con demenza, che
quando riesce a trovare un mezzo espressivo il più delle volte viene
accusato di disturbare. Mettendo da parte principi o teorie, sono proprio
le persone che vivono a stretto contatto con i vecchi a intuire il forte
potere della musica. E sono proprio coloro che vivendo la quotidianità,
in un rapporto spesso assai intimo, sono in grado di scorgere potenzialità
della persona e possono usare la musica in modo efficace. Anche
semplicemente facendo attenzione al modo di intonare la parola
“buongiorno”. E’ un accorgimento che può cambiare la qualità della
vita di un vecchio, forse più di una mezz’oretta settimanale di
intervento musicoterapico.
Il
corso aveva quindi i seguenti obiettivi.
·
Creare
un contesto favorevole all’avvio di intervento musicoterapico.
·
Rendere
i partecipanti più consapevoli del proprio rapporto con la musica. In
particolare osservare come questa possa influire su cambiamenti di umore,
suscitare ricordi, stimolare movimento.
·
Rendere
i partecipanti più consapevoli delle proprie competenze musicali
·
Informare
il personale sulle potenzialità della musicoterapia con persone anziane;
sensibilizzare gli operatori circa l’aspetto sonoro musicale nella
relazione con l’anziano partendo dall’osservazione.
·
Mostrare
un panorama di tecniche ponendo attenzione a quelle adeguate alle
competenze degli operatori interessati (musica in animazione, musica in
riabilitazione) per elaborare progetti, programmare e realizzare attività,
effettuare verifiche.
·
Far
vivere esperienze piacevoli e profonde, rafforzare i legami fra i
partecipanti (che sono anche colleghi). Valorizzare professionalità e
scoprire opportunità per creare divergenze e nuovi stimoli in lavori che
talvolta rischiano di essere ripetitivi.
Il
lavoro si è articolato in due fasi
•
Dopo una serata di presentazione abbiamo svolto un percorso
esperienziale per due fine settimana attraverso le varie pratiche della
musica: canto, ascolto, suonare strumenti, movimento. I vari momenti si
alternavano a lezioni, proiezioni video e riflessioni su come realizzare
tali pratiche in un rapporto di cura e i processi che ne sono implicati.
•
Cinque pomeriggi centrati su un incontro con gli ospiti dei vari
reparti della RSA. Tali incontri avevano lo scopo di fornire un riscontro
delle tematiche trattate, di esercitare osservazione e di avviare
riflessioni che potessero condurre alla progettazione di interventi
musicali che avessero come punto di partenza i soggetti stessi, la loro
storia, le loro scelte, le loro passioni, gusti, stili ecc.
Adesso
che abbiamo terminato esprimo la mia soddisfazione nel notare l’estrema
attenzione dei partecipanti nei confronti del linguaggio musicale
nella relazione con gli ospiti e attendo fiducioso la verifica che avverrà
fra qualche mese circa gli sviluppi degli spunti offerti dal corso.
Confesso la mia difficoltà iniziale nell’evitare termini e concetti che
appartengono al sapere musicale specialistico dei quali comunque ho sempre
cercato di svelarne il significato.
Altra difficoltà, a proposito di linguaggio, quando i vecchi si
rivolgevano a me in dialetto non capivo un parola, sarebbe stata una
relazione assai difficile, menomale che c’era la musica.
Dicembre 2001 |