APPUNTI DI DIARIO PERSONALE DEL CORSO DI MUSICOTERAPIA
(di Roberta Niccacci)

Corso di Musicoterapia per Famigliari di malati di Alzheimer tenuto da Francesco Delicati
 
La Musicoterapia rapportata a me medesima.
Esame di licenza media. Risposta alla domanda “Cos’è per te la musica”.
“La musica è qualcosa che mi serve per completare le altre materie”.
A qui ero rimasta e da qui sono ripartita con la musicoterapia!
 
30 settembre 2005
L’ascolto guidato di Offenbach (racconti di E.t.A. Hoffmann messi in musica) ha suscitato in me ricordi del passato. Questa musica mi ha fatto pensare a tutto quello che ho sofferto e che ho perduto nel mio percorso, ma cogli occhi di chi dal dolore ha trovato una risorsa di vita rinnovata. Quindi ho pianto di gioia perché attraverso gli anziani malati ho riallacciato i miei fili sottili col mondo e questa sensazione mi ha sincerato che nella vita non ho perduto nulla. Non ho detto niente al gruppo.
 
7 ottobre 2005
Non ho fatto la consegna delle frasi da scrivere su “quando ascolto la musica…” Non volevo scrivere delle banalità (il pensiero è andato alla musica contemporanea) perché trovo la musicoterapia un qualcosa di molto serio. Durante la mia vita non mi sono appassionata di nessun cantante o musicista o melodia. Forse ho partecipato ad un concerto in tutta la mia vita. Non uso la musica né per rilassarmi né per scaricarmi.
 
14 ottobre 2005
Ho capito che l’ascolto di musica classica in una lezione di musicoterapia non riesco a legarla a balli convenzionali. Non mi sono piaciuta quando ho ballato il valzer o ho pensato ad un balletto di danza classica. Invece mi è piaciuta l’idea di Delicati di muovere semplicemente le braccia e le gambe seguendo la musica. Ho capito che è quello che avrei fatto con una malata all’istituto!
 
4 novembre 2005
A seguito della lezione, ho sviluppato l'idea che la malattia di Alzheimer di una persona in casa deve essere considerata come una esperienza vera, autentica, imposta dalla natura e di cui quindi ci si può fidare. Mette alla prova le persone perché le mette a nudo (come fa la musicoterapia) e quindi si ha la possibilità di migliorarsi, di crescere.
 
18 novembre 2005
Ho tutte le ossa doloranti, specie le braccia, il collo e la caviglia sinistra, ma non rinuncio a questo movimento tanto piacevole e delicato. Le braccia ora sono più leggere, le mani formicolano un po’. E’ rimasto il dolore al braccio sinistro e al collo. Sono rimasta sul dolore del collo.
Non ho avuto paura e mi sono sentita libera, anche se limitata dal dolore. Associo questa libertà alla tenerezza (con questo termine voglio significare il gesto di trasmettere rispetto, autenticità, freschezza, libertà, leggerezza, speranza, sogno e poesia) che solo di nascosto posso trasmettere alle malate nel luogo di lavoro, dove non posso condividere né con le colleghe né con la direzione il mio punto di vista e il mio atteggiamento verso le malate. Qui mi sento libera e porto questa libertà segreta alle malate che vivono nella casa di riposo. Di nascosto.
 
Sono molto soddisfatta perché ho fatto sia la prosa che la poesia sull’ascolto del brano di Valdteufel, I pattinatori, e mi sono espressa in modo autentico. Sono molto contenta perché ho dato il massimo di me stessa senza sforzo. Mi sento bene come dopo un esercizio di ginnastica.
 
2 dicembre 2005
Capisco sempre di più cosa significa la musicoterapia e noto come trova riscontro nella mia personalità. La consegna di oggi (mettere la musica al nostro testo poetico e creare una canzone) è stata molto difficile. Faticosissima. Tornando a casa in macchina ho cantato il motivo che avrei voluto cantare io e cioè un rap, quello che avrei cantato ad una malata di Alzheimer dell’istituto in cui lavoro (schioccando anche le dita).
Ripeto il concetto che la musicoterapia mette a nudo le persone come fa la malattia. Aggiungo un dettaglio nuovo, che è quello che la musicoterapia mette a nudo il caregiver in maniera piacevole, come se fosse il risvolto positivo di una medaglia apparentemente a due facce (la musicoterapia e la malattia) ma può produrre lo stesso effetto.
Insegna ad affrontare la malattia con la stessa procedura metodologica con cui si interiorizzano le esperienze musicali e con cui si eseguono le consegne a lezione, in ambiente protetto. Però si deve avere il coraggio di mettersi in discussione (altrimenti può essere un esercizio sterile). Allora si capisce che la medaglia è positiva su tutti e due i lati, perché musicoterapia e malattia viaggiano su binari paralleli.
 
La musicoterapia mette a nudo il caregiver in maniera piacevole, perché insegna ad affrontare la musica, l’arte e gli altri componenti del gruppo in maniera positiva. Insegna ad accettare gli altri e se stessi, a ricercare la nostra musica interiore, cioè forze e capacità interiori altrimenti inesplorate. Insegna ad ascoltare, a rispettare, a fare silenzio, a rinunciare anche a noi stessi per aprirci agli altri (non sempre ci si riesce!), a rallentare i tempi frenetici a cui ci porta la nostra vita contemporanea (es.osservare la stanza, chiudere gli occhi, guardare la luce tra gli alberi, sentire il respiro, ascoltare il silenzio). La musica, come intesa nella musicoterapia, è un mezzo artistico a cui non si può dire di no e quindi diventa elemento convincente perché la vera arte è bellezza, è armonia, è autenticità. Non so spiegare razionalmente cosa sia un gesto, un quadro, una musica “fatti ad arte”,  ma so che si fanno riconoscere. Quindi si accettano una serie di esercizi in cui il musicoterapeuta crea aspettative, suspense, giochi di gratificazioni individuali e di gruppo, perfino ostacoli, in cui tutto è equilibrato e dosato.
La procedura di ciascun incontro sembra quasi studiata, da quanto è perfetta, invece nasce spontanea dalla sinergia tra terapeuta e partecipanti. Il musicoterapeuta è abile nel guidare il gioco e a tenere insieme il gruppo, facilitando la conoscenza interiore. Insomma tutto è avvincente come un gioco. Tuttavia è un gioco serio, non è un passatempo o altro, è il gioco formativo di quando si è bambini, che stimola la fantasia, la creatività e l’autostima.
E tutto ciò affinché si impari come affrontare la malattia: perché le conseguenze della malattia non vadano prese come un impedimento, perché si possa gustare il suo lato positivo, perché si possa superare con la leggerezza il pesante fardello di dover affrontare da soli i propri sensi di colpa, le proprie incapacità tecniche, organizzative, limitazioni caratteriali, etc. Perché sono tanti gli effetti che la malattia di una persona cara può produrre sul caregiver. Ma se invece siamo consapevoli che abbiamo delle risorse umane, ecologiche, a basso costo, che ci possono rendere forti come bisonti (a suon di musica interiore), sappiamo che possiamo trarre dalla malattia dell’altro anche un giovamento individuale. La musicoterapia ci insegna a buttarci dal trampolino alto in maniera sicura…nel gruppo si nuota in piscina, col proprio malato si può arrivare anche a nuotare in mare aperto…
 
9 dicembre 2005
Perché continuare?
Vorrei continuare a seguire la musicoterapia perché ha una influenza benefica su di me e ho trovato riscontro positivo sul mio lavoro, con tutti i limiti in cui sono costretta a lavorare. In compenso ho ideato una mia casa per gli anziani in cui sposo benessere e arte.
La musicoterapia mi ha fatto capire che mi piacciono le situazioni limite che crea la malattia, che in esse mi sento me stessa e mi sento realizzata. I malati mi danno sicurezza e tirano fuori la mia creatività. Inoltre credo nella musicoterapia e nel suo potere terapeutico, sia per il malato che per il caregiver. Al termine della lezione mi sento arricchita.
L’esperienza è andata oltre qualsiasi aspettativa, perché all’inizio pensavo che la musicoterapia fosse una sorta di educazione all’ascolto della musica. Mi interessa il tema del nucleo fondamentale del malato che comunque rimarrebbe intatto. Sono anche interessata alla musicoterapia negli stadi avanzati della malattia.

Corso di Musicoterapia tenuto da Francesco Delicati
 

 

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