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Musicoterapia
e malattia di Alzheimer
di Roberto
Bellavigna
(mail autore)
La musicoterapia si propone di utilizzare la musica
come mezzo non verbale di comunicazione ed espressione, in modo da
permettere all'individuo di raggiungere il massimo di potenzialità in
campi che possono essere intellettuali, emotivi e fisici. Tenuto conto
delle differenti caratteristiche patologiche e psicologiche in cui si
vengono a trovare i nostri anziani un piano di lavoro che
intende utilizzare le potenzialità della musica per migliorare la
qualità di vita dei malati di Alzheimer deve avere i seguenti
obiettivi:
1. favorire la socializzazione;
2. sviluppare la sensibilità di gruppo: l'ospite
prova soddisfazione e benessere dalla sensazione di appartenere ad un
gruppo;
3. accrescere l'autostima e la considerazione di se
stessi attraverso l'attività creativa;
4. recuperare il presente attraverso il recupero
dei ricordi. (canzoni ed emozioni);
5. ristabilire contatto con la realtà. Tutto ciò
è permesso dalla musica che aiuta gli ospiti a stabilire o a mantenere
momenti di contatto con la realtà nel corso dell'attività;
6. portare sollievo alla propria ansia: durante
l'attività l'ospite soffoca il proprio compatimento e l'attenzione sui
disturbi somatici;
7. incoraggiare e guidare lo sfogo dell'ira e della
frustrazione;
8. favorire l'esercizio fisico attraverso movimenti
semplici del corpo danza e uso di strumenti musicali.
9. limitare lo stato di "wandering";
10. aiutare il raggiungimento della motivazione
favorendo il rilassamento e, stimolando le libere associazioni, produrre
la liberazione di emozioni e di attitudini inconsce;
11. sviluppare l'immaginario come luogo
della mente che trova benessere nel fantasticare, nel creare immagini
piacevoli di ricordo, di sogno o reali;
12. tessere il "filo sonoro" dall'ospite
al conduttore e viceversa che, soprattutto là dove non c'è
verbalizzazione, consente una comunicazione unica e speciale.
Un
approccio terapeutico con la terza età deve comunque considerare
prioritario il rispetto della persona. Sono da evitare atteggiamenti
invasivi come l'alto volume
Per concludere penso che
un dato incoraggiante
rimanga il fatto che l’attività di musicoterapia può essere svolta
nel tempo, anche di fronte ad un inesorabile procedere della malattia.
Sono dell’idea che permangano sempre piccoli segnali, capacità
discriminatorie legate alla musica sulle quali poter lavorare. Anche
quando l'abilità al dialogo verbale svanisce, anche nei malati di
Alzheimer permangono capacità di riconoscere i parametri e le strutture
del dialogo musicale. In alcuni casi ho persino riscontrato un
miglioramento delle potenzialità musicali, che differiva dal
peggioramento delle attività
funzionali generiche. |