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Dal 1999, all’interno del progetto
dell’Associazione A.M.A.T.A. di sperimentazione di un centro diurno per
persone anziane affette da demenza, è stata inserita la musicoterapia,
affiancata dalla terapia di riattivazione globale (supportate in una
seconda fase da ginnastica dolce e laboratorio di manualità). Quattordici
le persone coinvolte, con un’età media di 65-70 anni e con un grado di
Demenza di Alzheimer lieve-medio e moderatamente severo. Durata
dell’intervento: un mese e mezzo con una frequenza di tre incontri
settimanali per ogni terapia di riattivazione, nei periodi: febbraio/marzo
e maggio/giugno 1999, febbraio/marzo e maggio/giugno 2000. La struttura di
ogni incontro prevedeva una progressione nelle proposte, con un’attività
musicale iniziale più calma e con minore coinvolgimento (l’ascolto di
canzoni e brani musicali registrati) seguita da un’attività più
coinvolgente e partecipante (il cantare in gruppo) per andare poi verso
esperienze musicali sempre più coinvolgenti, sia a livello fisico che
emozionale (il suonare strumenti a percussione, le sequenze ritmiche o la
danza) per chiudere con un ritorno ai tempi lenti dell’inizio. Nella
prima fase di ogni incontro si iniziava con l’ASCOLTO
di brani registrati: di musica classica, operistica, folklorica e
soprattutto di canzoni del repertorio di musica leggera italiana e di
canzoni popolari, in versione originale. I malati venivano incoraggiati,
con modalità non-verbali, a cantare, e in modo spontaneo loro stessi
cercavano di riconoscere il motivo e indovinarne il titolo dopo
l’ascolto delle prime note, cantavano sulla voce dei cantanti o negli
intermezzi strumentali. In una fase successiva si passava al CANTO A VIVA VOCE DI CANZONI CON ACCOMPAGNAMENTO DI CHITARRA. Il
fare musica dal vivo aumentava il livello di partecipazione e di
coinvolgimento, anche in termini di mobilizzazione di maggiore energia.
Inoltre consentiva al musicoterapeuta di adattarsi al tempo del cantore,
rallentando o velocizzando l’esecuzione, cambiando registro,
improvvisando soluzioni musicali particolari. Si trattava di canzoni del
repertorio di musica leggera italiana e di canzoni popolari. Modalità
concrete del cantare canzoni: il cantare in gruppo, la struttura
solista/coro, il cantare con accompagnamento di piccoli strumenti a
percussione. La terza e quarta fase di ogni incontro prevedevano diverse
attività centrate su un maggiore coinvolgimento gestuale-motorio, che
venivano scelte alternativamente, a seconda dei loro potenziali effetti,
dei bisogni che esprimevano i partecipanti direttamente o che venivano
colti dal musicoterapeuta:
- il
MUOVERSI CON GESTI STRUTTURATI IN SEQUENZE RITMICHE. Con musiche
registrate utilizzate come base (brani caratterizzati da semplicità di
forma e da riconoscibilità) venivano realizzate sequenze ritmico-motorie
con gesti e movimenti ritmici precisi (ad es.: battito di mani, delle mani
sulle cosce e il battere i piedi); passaggio più complesso: movimenti
degli arti alternati: sia mani, che piedi, che cosce, con
l’obbiettivo di coordinare il movimento secondo il ritmo e l’alternare
il movimento di un arto con quello dell’arto controlaterale;
- il SUONARE
STRUMENTI A PERCUSSIONE (maracas, legnetti, triangoli, tamburello,
tamburo) usati per accompagnare sia canzoni che brani strumentali (in
forma spontanea o con battito di tempo regolare, di misura e di
particolari figurazioni ritmiche); usati pure sotto forma di
improvvisazione strumentale collettiva spontanea e abbozzi di dialogo
sonoro;
- il BALLO
sia libero che sotto forma di semplici DANZE
POPOLARI con i seguenti obbiettivi: coordinare il movimento secondo il
tempo musicale; favorire la capacità di sapersi organizzare spazialmente,
di adattarsi allo spazio, al tempo, alle regole, alla presenza di altre
persone e di destreggiarsi tra varie posizioni spaziali; favorire una
certa destrezza e la capacità di controllo del proprio corpo.
Nel momento finale, destinato alla CHIUSURA dell’incontro, si ridava spazio a brani melodici per
ristabilire l’energia a livelli più bassi e preparare le persone al
distacco. Era il momento del saluto, a volte segnato da canzoni di
arrivederci. La finalità di questa strutturazione era quella di far
entrare le persone nel clima dell’incontro, costruendolo lentamente
insieme, in modo tale da favorirne la massima partecipazione ed
espressione. Nel setting di musicoterapia si è fatto ricorso alla
complicità nel gioco e nella comunicazione, perché l’affetto e il
ricorso all’ironia ritempra lo spirito e suscita il buon umore e
soprattutto l’esperienza di piacere stimola l’energia vitale e il
desiderio di vivere. L’impatto della musicoterapia con il gruppo degli
anziani affetti da demenza è stato molto positivo soprattutto per il
miglioramento del tono dell’umore, per la capacità di relazione con gli
altri e per la motivazione ad intraprendere nuove attività.
L’azione terapeutica, in alcuni casi, ha consentito l’espressione
comunicativa e la capacità di trasferire a livello simbolico il
significato delle esperienze fatte. Pensiamo a quando i malati hanno
sottolineato gli effetti benefici del fare musica assieme e il potere
della musica di "dar nuova vita" o di “rifare nuove” le
persone. Emblematiche, a tale proposito, alcune loro affermazioni legate
alla metafora della crescita, come quella di una signora, che alla fine
del primo incontro di musicoterapia, ha definito quanto appena fatto con
la frase: “È come se fosse che ti sboccia un fiore!”. L’immagine
dello sbocciare del fiore, utilizzata per esprimere il senso di
“fioritura”, di apertura e di trasformazione dei malati, rappresenta
simbolicamente il rimettersi in moto della vita dentro di sé. In senso
sonoro-musicale è lo stare dentro alla vita convibrando, è il riscoprire
un “corpo vibrante” di emozioni. Dal punto di vista delle
caratteristiche musicali, il cantare è stata l’attività più
praticata, quella più familiare e benaccetta, che consentiva anche di
esibirsi in assolo. L’ascolto e il canto a viva voce di canzoni
portavano i malati a muoversi a tempo di musica, coinvolgendo tutte le
parti del corpo, e li spingevano anche a parlare: la verbalizzazione
riguardava le impressioni suscitate dall’ascolto e gli elementi
costitutivi del brano, oltre all’emersione di ricordi personali legati a
momenti cruciali della propria vita: il lavoro, la guerra, le figure
familiari, gli amori, ecc. Anche se frammentari, i ricordi avevano spesso
una forte connotazione emotiva. Il piacere di suonare uno strumento e di
battere e di percuotere diverso dal semplice e solito battito di mani, è
stata una scoperta imprevista. Così pure il piacere di “fare ginnastica
con la musica” e di muoversi liberamente senza consegne su stimolo
musicale. La musica è stata un supporto ed una spinta per la
mobilizzazione attiva, favorendo anche il controllo motorio. Uno dei
risultati più positivi assolto dalla musica è stato il riapprendimento
di una destrezza menomata in seguito alla malattia d’Alzheimer: è il
caso di Bruno che, dopo anni è tornato a suonare di nuovo il suo
strumento in una situazione di piccolo gruppo musicale, prendendo sempre
più confidenza con lo strumento, fiducia in se stesso e nel gruppo che
l’ascoltava. La musica, inoltre, ha facilitato l’apprendimento o
l’ampliamento di nuove competenze musicali per compensare e arricchire
quelle menomate: pensiamo all’attiva e creativa esplorazione dei piccoli
strumenti a percussione. Infine, da non trascurare il recupero della
familiarità con conoscenze fattive ormai dimenticate o attività
abbandonate da molti anni, come il muoversi su stimolo musicale e la
pratica del ballare. Altri effetti positivi della musicoterapia: la
partecipazione attiva alle attività proposte, con un coinvolgimento, un
entusiasmo e un investimento emotivo davvero ammirevoli; spirito di
iniziativa; espressione di sentimenti e di idee; buon livello di
comunicazione, di capacità di relazionarsi e di legarsi in senso
affettivo con gli altri; consapevolezza nei malati di ciò che stavano
facendo o di ciò che stava succedendo. È sembrato, inoltre, che
l’attività di musicoterapia abbia consentito ai malati di allentare
l’attenzione su se stessi e i propri disturbi, allontanando pensieri
negativi: c’è stata, infatti, una caduta e una diminuzione degli
stereotipi (riso isterico, paura di sbagliare e di essere giudicato,
logorrea, ripetizione ossessiva di uno stesso ricordo, atteggiamenti di
resistenza, di opposizione e di critica alle novità). Il clima disteso,
di cooperazione e di coesione tra i partecipanti, il condividere la stessa
esperienza musicale, il ruolo unitivo svolto dal canto e dalla musica,
hanno favorito un’attenuazione (se non regressione) della paura di non
essere accettati, il poter convivere con la propria difficoltà senza
preoccuparsi del giudizio altrui, mettendo a tacere anche l’ansia
emergente legata a tali difficoltà. Varie persone hanno apertamente
dichiarato le proprie difficoltà nel recuperare ricordi o nel ricercare
la parola giusta. Qualcuno ha pure raccontato gli episodi in cui era
insorto ed emerso il proprio problema. Miglioramenti nel tono umorale e
nella motivazione nelle attività domestiche sono stati segnalati
nell’ambiente familiare. Da non trascurare, inoltre, l’aiuto e il
sollievo per i familiari dei malati e la riduzione del problema
dell’isolamento sociale: per molte persone è stato positivo fare questa
attività con una cadenza trisettimanale per spezzare il loro isolamento;
alcuni di loro, infatti, lamentavano spesso di stare da sole in casa, di
non avere scambi. Le attività musicoterapiche nel centro diurno sono
sembrate costituire, quindi, un tempo ricco di senso e di significati;
paradossalmente anche la scarna e angusta stanza delle attività musicali,
è sembrata essere un luogo “positivo” contrapposto allo spazio “di
solitudine” della propria casa; un luogo libero, spontaneo, nel quale è
possibile avere rapporti con altre persone, fatti di accoglienza, di
interesse reciproco, di scambi e di condivisione di qualche esperienza; un
luogo dove qualcuno ci dormirebbe pure, un luogo dove “siamo felici e
tranquilli qui perché non pensiamo a niente”, dove addirittura “è
troppo de lusso sentì la musica”, dove grazie alla musica “van via
tutte le malinconie”, “van via tutte le cose e resta la musica”, la
musica soltanto.
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