L’esperienza con l’Associazione AMATA

(Francesco Delicati)

Dal 1999, all’interno del progetto dell’Associazione A.M.A.T.A. di sperimentazione di un centro diurno per persone anziane affette da demenza, è stata inserita la musicoterapia, affiancata dalla terapia di riattivazione globale (supportate in una seconda fase da ginnastica dolce e laboratorio di manualità). Quattordici le persone coinvolte, con un’età media di 65-70 anni e con un grado di Demenza di Alzheimer lieve-medio e moderatamente severo. Durata dell’intervento: un mese e mezzo con una frequenza di tre incontri settimanali per ogni terapia di riattivazione, nei periodi: febbraio/marzo e maggio/giugno 1999, febbraio/marzo e maggio/giugno 2000. La struttura di ogni incontro prevedeva una progressione nelle proposte, con un’attività musicale iniziale più calma e con minore coinvolgimento (l’ascolto di canzoni e brani musicali registrati) seguita da un’attività più coinvolgente e partecipante (il cantare in gruppo) per andare poi verso esperienze musicali sempre più coinvolgenti, sia a livello fisico che emozionale (il suonare strumenti a percussione, le sequenze ritmiche o la danza) per chiudere con un ritorno ai tempi lenti dell’inizio. Nella prima fase di ogni incontro si iniziava con l’ASCOLTO di brani registrati: di musica classica, operistica, folklorica e soprattutto di canzoni del repertorio di musica leggera italiana e di canzoni popolari, in versione originale. I malati venivano incoraggiati, con modalità non-verbali, a cantare, e in modo spontaneo loro stessi cercavano di riconoscere il motivo e indovinarne il titolo dopo l’ascolto delle prime note, cantavano sulla voce dei cantanti o negli intermezzi strumentali. In una fase successiva si passava al CANTO A VIVA VOCE DI CANZONI CON ACCOMPAGNAMENTO DI CHITARRA. Il fare musica dal vivo aumentava il livello di partecipazione e di coinvolgimento, anche in termini di mobilizzazione di maggiore energia. Inoltre consentiva al musicoterapeuta di adattarsi al tempo del cantore, rallentando o velocizzando l’esecuzione, cambiando registro, improvvisando soluzioni musicali particolari. Si trattava di canzoni del repertorio di musica leggera italiana e di canzoni popolari. Modalità concrete del cantare canzoni: il cantare in gruppo, la struttura solista/coro, il cantare con accompagnamento di piccoli strumenti a percussione. La terza e quarta fase di ogni incontro prevedevano diverse attività centrate su un maggiore coinvolgimento gestuale-motorio, che venivano scelte alternativamente, a seconda dei loro potenziali effetti, dei bisogni che esprimevano i partecipanti direttamente o che venivano colti dal musicoterapeuta: 

- il MUOVERSI CON GESTI STRUTTURATI IN SEQUENZE RITMICHE. Con musiche registrate utilizzate come base (brani caratterizzati da semplicità di forma e da riconoscibilità) venivano realizzate sequenze ritmico-motorie con gesti e movimenti ritmici precisi (ad es.: battito di mani, delle mani sulle cosce e il battere i piedi); passaggio più complesso: movimenti degli arti alternati: sia mani, che piedi, che cosce, con l’obbiettivo di coordinare il movimento secondo il ritmo e l’alternare il movimento di un arto con quello dell’arto controlaterale;

- il SUONARE STRUMENTI A PERCUSSIONE (maracas, legnetti, triangoli, tamburello, tamburo) usati per accompagnare sia canzoni che brani strumentali (in forma spontanea o con battito di tempo regolare, di misura e di particolari figurazioni ritmiche); usati pure sotto forma di improvvisazione strumentale collettiva spontanea e abbozzi di dialogo sonoro;

- il BALLO sia libero che sotto forma di semplici DANZE POPOLARI con i seguenti obbiettivi: coordinare il movimento secondo il tempo musicale; favorire la capacità di sapersi organizzare spazialmente, di adattarsi allo spazio, al tempo, alle regole, alla presenza di altre persone e di destreggiarsi tra varie posizioni spaziali; favorire una certa destrezza e la capacità di controllo del proprio corpo.

Nel momento finale, destinato alla CHIUSURA dell’incontro, si ridava spazio a brani melodici per ristabilire l’energia a livelli più bassi e preparare le persone al distacco. Era il momento del saluto, a volte segnato da canzoni di arrivederci. La finalità di questa strutturazione era quella di far entrare le persone nel clima dell’incontro, costruendolo lentamente insieme, in modo tale da favorirne la massima partecipazione ed espressione. Nel setting di musicoterapia si è fatto ricorso alla complicità nel gioco e nella comunicazione, perché l’affetto e il ricorso all’ironia ritempra lo spirito e suscita il buon umore e soprattutto l’esperienza di piacere stimola l’energia vitale e il desiderio di vivere. L’impatto della musicoterapia con il gruppo degli anziani affetti da demenza è stato molto positivo soprattutto per il miglioramento del tono dell’umore, per la capacità di relazione con gli altri e per la motivazione ad intraprendere nuove attività.  L’azione terapeutica, in alcuni casi, ha consentito l’espressione comunicativa e la capacità di trasferire a livello simbolico il significato delle esperienze fatte. Pensiamo a quando i malati hanno sottolineato gli effetti benefici del fare musica assieme e il potere della musica di "dar nuova vita" o di “rifare nuove” le persone. Emblematiche, a tale proposito, alcune loro affermazioni legate alla metafora della crescita, come quella di una signora, che alla fine del primo incontro di musicoterapia, ha definito quanto appena fatto con la frase: “È come se fosse che ti sboccia un fiore!”. L’immagine dello sbocciare del fiore, utilizzata per esprimere il senso di “fioritura”, di apertura e di trasformazione dei malati, rappresenta simbolicamente il rimettersi in moto della vita dentro di sé. In senso sonoro-musicale è lo stare dentro alla vita convibrando, è il riscoprire un “corpo vibrante” di emozioni. Dal punto di vista delle caratteristiche musicali, il cantare è stata l’attività più praticata, quella più familiare e benaccetta, che consentiva anche di esibirsi in assolo. L’ascolto e il canto a viva voce di canzoni portavano i malati a muoversi a tempo di musica, coinvolgendo tutte le parti del corpo, e li spingevano anche a parlare: la verbalizzazione riguardava le impressioni suscitate dall’ascolto e gli elementi costitutivi del brano, oltre all’emersione di ricordi personali legati a momenti cruciali della propria vita: il lavoro, la guerra, le figure familiari, gli amori, ecc. Anche se frammentari, i ricordi avevano spesso una forte connotazione emotiva. Il piacere di suonare uno strumento e di battere e di percuotere diverso dal semplice e solito battito di mani, è stata una scoperta imprevista. Così pure il piacere di “fare ginnastica con la musica” e di muoversi liberamente senza consegne su stimolo musicale. La musica è stata un supporto ed una spinta per la mobilizzazione attiva, favorendo anche il controllo motorio. Uno dei risultati più positivi assolto dalla musica è stato il riapprendimento di una destrezza menomata in seguito alla malattia d’Alzheimer: è il caso di Bruno che, dopo anni è tornato a suonare di nuovo il suo strumento in una situazione di piccolo gruppo musicale, prendendo sempre più confidenza con lo strumento, fiducia in se stesso e nel gruppo che l’ascoltava. La musica, inoltre, ha facilitato l’apprendimento o l’ampliamento di nuove competenze musicali per compensare e arricchire quelle menomate: pensiamo all’attiva e creativa esplorazione dei piccoli strumenti a percussione. Infine, da non trascurare il recupero della familiarità con conoscenze fattive ormai dimenticate o attività abbandonate da molti anni, come il muoversi su stimolo musicale e la pratica del ballare.  Altri effetti positivi della musicoterapia: la partecipazione attiva alle attività proposte, con un coinvolgimento, un entusiasmo e un investimento emotivo davvero ammirevoli; spirito di iniziativa; espressione di sentimenti e di idee; buon livello di comunicazione, di capacità di relazionarsi e di legarsi in senso affettivo con gli altri; consapevolezza nei malati di ciò che stavano facendo o di ciò che stava succedendo. È sembrato, inoltre, che l’attività di musicoterapia abbia consentito ai malati di allentare l’attenzione su se stessi e i propri disturbi, allontanando pensieri negativi: c’è stata, infatti, una caduta e una diminuzione degli stereotipi (riso isterico, paura di sbagliare e di essere giudicato, logorrea, ripetizione ossessiva di uno stesso ricordo, atteggiamenti di resistenza, di opposizione e di critica alle novità). Il clima disteso, di cooperazione e di coesione tra i partecipanti, il condividere la stessa esperienza musicale, il ruolo unitivo svolto dal canto e dalla musica, hanno favorito un’attenuazione (se non regressione) della paura di non essere accettati, il poter convivere con la propria difficoltà senza preoccuparsi del giudizio altrui, mettendo a tacere anche l’ansia emergente legata a tali difficoltà. Varie persone hanno apertamente dichiarato le proprie difficoltà nel recuperare ricordi o nel ricercare la parola giusta. Qualcuno ha pure raccontato gli episodi in cui era insorto ed emerso il proprio problema. Miglioramenti nel tono umorale e nella motivazione nelle attività domestiche sono stati segnalati nell’ambiente familiare. Da non trascurare, inoltre, l’aiuto e il sollievo per i familiari dei malati e la riduzione del problema dell’isolamento sociale: per molte persone è stato positivo fare questa attività con una cadenza trisettimanale per spezzare il loro isolamento; alcuni di loro, infatti, lamentavano spesso di stare da sole in casa, di non avere scambi. Le attività musicoterapiche nel centro diurno sono sembrate costituire, quindi, un tempo ricco di senso e di significati; paradossalmente anche la scarna e angusta stanza delle attività musicali, è sembrata essere un luogo “positivo” contrapposto allo spazio “di solitudine” della propria casa; un luogo libero, spontaneo, nel quale è possibile avere rapporti con altre persone, fatti di accoglienza, di interesse reciproco, di scambi e di condivisione di qualche esperienza; un luogo dove qualcuno ci dormirebbe pure, un luogo dove “siamo felici e tranquilli qui perché non pensiamo a niente”, dove addirittura “è troppo de lusso sentì la musica”, dove grazie alla musica “van via tutte le malinconie”, “van via tutte le cose e resta la musica”, la musica soltanto.

 

(tratto da A.M.A.T.A. UMBRIA INFORMA Foglio periodico di collegamento interno all’Associazione Malati Alzheimer Telefono Alzheimer, n°8, gennaio-aprile 2001, numero speciale dedicato alla musicoterapia).

Francesco Delicati        

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