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Attività
realizzate con un progetto intorno alla persona anziana, alfine di
mantenere, recuperare e dove possibile, potenziare le capacità residue
(fisiche e psichiche) nel soggetto anziano. L'attività si svolge in
stretto rapporto di èquipe con le altre figure professionali della
struttura. L'attività viene distinta in due tipologie:
l'animazione di gruppo: il setting è in una sala
piuttosto ampia, con un massimo di una quarantina di ospiti dove si
intraprendono attività di lettura attiva e passiva di quotidiani, seguito
da discussione, lettura di racconti, giochi finalizzati allo stimolo al
ragionamento e della memoria (indovinelli, cruciverba, tombola) e
l'animazione individuale: che può essere semplicemente
quella del dialogo, di una carezza, una stretta di mano e che può variare
nel tempo, uno scambio di sguardi e sorrisi, di suoni e gesti. Atti che la
società ci porta a dimenticare e perciò a non utilizzare (se non a livello
inconscio) ma che fanno parte della nostra psicologia, del nostro passato
e che perciò si rivelano indispensabili nonchè utilissimi, laddove la
comunicazione diventa più difficile: nelle demenze, nei soggetti Alzheimer.
L'animatore è quindi conoscitore della psicologia dell'anziano, deve
rispettare i tempi dell'anziano e non imporre la sua presenza così da
poter instaurare un rapporto di parità che gioverà alla comunicazione.
L'animatore si pone come obiettivo la socializzazione degli Ospiti tra
loro, mai imponendo la propria presenza, mai per educare o moralizzare gli
anziani, piuttosto essere loro intermediario e punto di riferimento nelle
richieste più o meno grandi.
Animare
significa esprimere, spremere, tirare fuori da sé stessi ciò che si ha e
ciò che si è; si rende perciò necessario attenersi al fine del progetto
intorno all'anziano e mettendosi in gioco anzichè fermarsi alle
conoscenze teoriche. Tutto ciò viene intrapreso alfine di poter
comunicare con l'anziano ponendosi sul suo stesso livello evitando di
essere accondiscendenti. Questo rapporto è molto importante per
l'anziano che viene istituzionalizzato Nelle Case di Riposo, che hanno
l'esigenza di sentirsi accolti e ascoltati; l’intervento animativo
comincia da qui. L’anziano ha il diritto/dovere di essere sé stesso:
l’animatore può incominciare una relazione d’aiuto prima di tutto
riflettendo su di sé ed entrando in sintonia con i propri fini; solo in
una prospettiva di profonda comprensione e rispetto della condizione di
“ospite” è possibile iniziare una comunicazione e intraprendere un
cammino.
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