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Musica
e riabilitazione nella"Globalità dei Linguaggi" con malati
d'Alzheimer
di Giacomo
Downie
Alcuni
concetti chiave caratterizzano l’operare in musicoterapia con la
Globalità i Linguaggi.
1.
PROGETTO PERSONA
Il
percorso parte dalla persona della quale mi prendo cura. Altre esperienze
mettono in primo piano le tecniche: questa serve a questo ecc. Benissimo.
Qui si parte dalla persona, fatta di un corpo, una storia, osservabile in
comportamenti. Dove sta la musica?
La
musica che serve a me, terapista, arteterapeuta, musicoterapista,
musicoterapeuta, è quella che nella persona esiste prima, durante e dopo
il trattamento. L’aspetto musicale è sempre presente in ogni atto
espressivo della persona. Lo posso trovare nel tono della voce, nel ritmo
delle azioni, nell’intensità dei gesti. La persona arriva da me con la
sua musica, ed io la devo scoprire.
Questo
vuol dire che la mia osservazione si estende alla quotidianetà delle sue
azioni, questo vuol dire che tutte le figure che le ruotano
possono dirmi qualcosa di importante, che può diventare musicale.
2.
CONTINUITA’
Il
nostro lavoro è scoprire e sviluppare (in musica) potenziali della
persona. Lo sviluppo dei potenziali sarà un motivo comune ai vari
interventi di questo convegno. Posso quindi estrarre dei potenziali come
se fosse un’operazione chirurgica, odontoiatrica (l’estrazione del
potenziale) e mollare la persona, col suo bel potenziale in mano?
Potenziale che magari è visto dal parente come comportamento disturbante, parente che ha un’immagine
ancora viva della persona del passato (ed è una prospettiva che siamo
tenuti a rispettare).
La
risposta è continuità. Il mio intervento, per avere efficacia, non solo
deve essere continuativo (non a tempo determinato), ma, con queste persone
dalla memoria compromessa, deve avere una prosecuzione nel quotidiano. Io
musicoterapeuta sono tenuto a mettere in circolo quanto ho scoperto circa
i canali di comunicazione e far conoscere un’immagine della persona
arricchita delle risorse che ho conosciuto a tutte le figure che hanno a
che fare con lei.
3.
COMPIACIMENTO
Perché
la musica?
Potrei
dare, e daremo, tante risposte: perché attiva memorie lontane, perché
stimola certi processi relativi a funzioni ancora integre. Ma io metterei
in primo piano un’altro aspetto: il piacere! Praticare musica implica un
processo estetico. Questo vuol dire che nelle tracce sonore lasciate o
nell’ascolto musicale la persona ritrova qualcosa di sé, gusti, stili,
spiritualità. Ma questo porta a una forma speciale di piacere, data dalla
condivisione di vissuti CON GLI ALTRI: il compiacimento. Ecco il potere
forte della musica! Che ci porta agli ultimi concetti chiave.
4. SINTONIA SINCRONIA SINFONIA
Quale
musica devo usare? Quali tecniche?
Un
valzer di Strauss, l’utilizzo di musiche popolari, strumenti a
percussione?
La
musica, come ho detto all’inizio, mi viene indicata dalla persona.
Indico tre vie (possono essercene ancora):
-Conoscenza
della sua storia, gusti, esperienze musicali, paesaggio sonoro.
-Lettura
della musicalità dei suoi comportamenti.
-Cercare
di mettersi nei suoi panni (teorie dell’ascolto empatico) e più
semplicemente esaminare le proprie impressioni,
memorie di nostri vissuti sollecitate dall’evento.
Quello
che conta è il percorso, che parte dalla persona, che ha la finalità di
motivarla a mantenere le relazioni col mondo (quindi ad attivare tutte le
risorse per evitare l’ultima fase della malattia di A). Percorso che si
fonda sulla ricerca e lo sviluppo dei potenziali, che si pone obiettivi
specifici e che infine, privilegiando il lavoro in gruppo o in rapporto
individuale, utilizza certe tecniche. E a proposito di queste sappiamo
tante cose. Che il ballo favorisce i rapporti sociali, che certe musiche
sollecitano certi movimenti, la mobilizzazione di certe parti del corpo;
sappiamo che il canto stimola ricordi e reminescenze; certi brani
riattivano vissuti; certi suoni entrano in risonanza con certe parti della
persona; il canto fa sentire la propria voce che si fonde con le altre, o
che si riverbera nell’ambiente; che certe forme musicali rispecchiano
certe forme mentali o certe pratiche umane o certe funzioni fisiologiche
(come la respirazione).
SINTONIA
trovarsi sullo stesso tono, sulla stessa tensione (anche emotiva)
SINCRONIA
trovarsi sullo stesso tempo, sugli stessi ritmi
SINFONIA
trovarsi sullo stesso suono...
COSA
SI FA? Fra le
proposte: Laboratorio “suoni movimento”. Incontri settimanali di
gruppo (12/18 persone con età compresa tra 70-93 anni.). Il lavoro in
gruppi non solo per necessità (il grande numero delle persone con cui
lavorare), ma per scelta, i malati di alzheimer insieme agli altri perché
dal gruppo di coetanei possono avere di più di quanto noi possiamo dar
loro. Gruppo vero e proprio
elemento cardine della “terapia”. Non come somma di individui, ma come
entità, come contenitore, come GREMBO SOCIALE capace di contenere, di
spronare, di dare energia o rilassare, di amalgamare o di far emergere il
singolo individuo.
Per
ogni incontro si cercano musiche, suoni, ritmi o l’uso di strumenti
semplici, musiche tradizionali conosciute o di culture diverse. Valendosi
del principio che la musica é anche movimento si offrono proposte motorie
cercando di stimolare non a ripetere dei movimenti su imitazione, ma a
eseguire movimenti nati da esigenze interiori. Tutto ciò passando però
per altri tipi di linguaggi espressivi stimolando l’immaginazione
attraverso la SINESTESIA: in cui un senso attiva immagini degli
altri. Ecco che dalla musica si può passare a tracciare un segno colorato
su un foglio o plasmare materie come creta.
La cosa importante per noi é creare un contesto in cui ognuno può
partecipare a vari livelli, dove anche il MA trova un suo ruolo, secondo
un progetto di INTEGRAZIONE.
Conclusione
5.
DAR SENSO AI COMPORTAMENTI INSENSATI
I
malati di A hanno elaborato strategie sofisticate per comunicare. Affini
per certi versi a quelle dell’artista, del poeta che cerca parole, del
compositore che cerca suoni, ecc.
Nostro lavoro è creare contesti, creare relazioni dove i comportamenti
insensati acquistino senso, con la musica si può fare.
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di Roberto Bellavigna
Il mio intervento al convegno voleva
focalizzare l’attenzione sul ruolo
del musicoterapeuta all’interno di strutture quali le case di
riposo. Era in definitiva un raccontare quella che è ed è stata la mia
esperienza professionale avvenuta in questi cinque anni di lavoro presso
la casa di riposo “Rossi-Sidoli” di Compiano in provincia di Parma.
Con l’ausilio di lucidi da proiezione ho cercato di illustrare in modo
schematico la dimensione e gli ambiti operativi della musicoterapia in una
struttura ove esistono già altre figure professionali quali l’animatore
e la fisioterapista. Era mia intenzione sottolineare la complementarietà
di questi ruoli professionali, le loro potenzialità specifiche e le
collaborazioni che possono essere messe in atto, nonché la necessità di
un coordinamento di intenti. Quale ruolo può avere la
figura del musicoterapeuta, quale apporto migliorativo può portare alla
struttura, quali metodologie, quali obiettivi? Dopo una breve
definizione di musicoterapia ho accostato questo concetto alle specificità
dei singoli anziani. All'interno di una indagine valutativa e analitica
dei bisogni riscontrati si è parlato di patologie, situazioni, ambienti,
comportamenti, richieste e potenzialità. In questo contesto è stato
inserito ed analizzato il
concetto di Iso (identità sonoro musicale) come punto di partenza
assodato per la stesura di obiettivi terapeutici. In un secondo momento si
è passati a definire il
concetto di repertorio
(proposte musicali utili ad indurre un cambiamento migliorativo o
preventivo).
Ho esaminato le strutture costruttive formali delle canzoni (struttura strofica, con
ritornello, a cori alternati, narrativa solistica ecc. ecc.) per poi
introdurre quali possano essere le scelte musicali migliori nelle
varie situazioni terapeutiche. All'interno del discorso repertorio ho
accostato e confrontato le singole caratteristiche della canzone sia da un
punto di vista testuale che musicale.Ho accostato a queste
argomentazioni anche le mie convinzioni riguardo l'efficacia di proposte
suonate dal vivo accompagnate da una
prassi esecutiva intimamente legata al contesto di azione
(dinamica, tempi, agonica, btm rispecchiamento, lettura musicale del
respiro dell'anziano). Ho
parlato di setting, strumenti e luoghi
ove operare individuando le caratteristiche peculiari per attinenza al
repertorio e appartenenza alla storia musicale degli anziani di strumenti
musicali quali la fisarmonica l'armonica a bocca e la tromba. Parlando di metodologia
operativa ho suddiviso in modo schematico il mio approccio con la materia
in tre momenti differenti e contigui:
·
L'incontro (valutazione, analisi dei bisogni, obiettivi,)
La ricerca del dialogo (lettura musicale del contesto e
dell'anziano) L'accompagnare (proporre, ascoltare, procedere insieme verso gli
obiettivi desiderati)
In ultimo ho elencato gli effetti benefici della musica riscontrati con
persone anziane e malati di Alzheimer (motori, cognitivi, sociali ecc).
Un breve video ha illustrato alcuni momenti di
lavoro in contesti e situazioni differenti.
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Suoni
dal silenzio
Di
C. Pifferi1, S. Bertieri2
1Medico
Chirurgo, Specialista in Ematologia, Riabilitazione Cognitiva Casa di
Riposo “Nuova Villa Rio”, San Godenzo, Firenze. 2Maestro di
Musica, Scuola di Musica Dicomano, Firenze, Musicoterapia Casa di Riposo
“Nuova Villa Rio”, San Godenzo, Firenze
La musicoterapica è un efficace strumento da
tempo universalmente riconosciuto ed usato per l’attivazione motoria ed
intellettiva, il coinvolgimento, la partecipazione, la socializzazione,
l’accettazione del “diverso”, lo stimolo della memoria con il
conseguente effetto catartico dei ricordi, l’abbattimento dello stress,
il miglioramento del tono dell’umore ed una conseguente minor necessità
di contenimento, sia fisico, che farmacologico nei pazienti con deficit
cognitivi. Questo percorso sperimentale ha voluto saggiare queste
potenzialità in tutti i suoi aspetti, partendo dalla semplice “magia
della musica” in soggetti senza deficit cognitivi, fino al suo
“effetto terapeutico” nelle forme più avanzate di demenza.
L’esperienza è stata condotta congiuntamente da un’Animatrice, da un
Medico e da un Maestro di Musica attraverso varie Fasi. Le sedute, ad
eccezione di quelle delle Fasi 1 e 2, sono state effettuate in un ambiente
separato dai luoghi di uso comune della Struttura, acusticamente isolato e
confortevole, con disposti su di un tavolo lo strumentario ORFF, una
chitarra, un flauto, ed altri strumenti a percussione ed a fiato.
Fase
1: proposta di musiche eterogenee ad un gruppo eterogeneo; conduzione
ed analisi a cura dell’Animatrice ®
gradimento e partecipazione estremamente variabili.
Fase
2: proposta di musiche selezionate ad un gruppo eterogeneo; conduzione
ed analisi a cura del Maestro di Musica e dell’Animatrice ®
buono il gradimento e la partecipazione ®
indubbi effetti positivi sulla socializzazione, sul miglioramento del tono
dell’umore e sul conseguente abbattimento dello stress.
Fase
3: proposta di musiche selezionate ad Ospiti selezionati (deficit
cognitivo lieve-medio); conduzione ed analisi a cura del Maestro di Musica
e del Medico buono il gradimento e la partecipazione effetto
potenzialmente terapeutico per evidente abbattimento dello stress.
Fase
4: proposta di partecipazione attiva all’uso di strumentario
musicale ad Ospiti selezionati (deficit cognitivo medio-grave); conduzione
ed analisi a cura del Maestro di Musica e del Medico ®
gradimento e partecipazione condizionati in modo determinante, oltre che
dalle caratteristiche specifiche del tipo di demenza e dal suo stato di
avanzamento, dalla “struttura culturale” dell’Ospite e dal suo
vissuto potenziale, efficace via alternativa di comunicazione e relazione con
conseguente effetto terapeutico.
·
Il panorama delle opportunità offerte dalla musicoterapica è
estremamente ampio e variegato e tale tecnica può quindi essere applicata
con modalità diverse a diversi soggetti, con obiettivi diversi e con
risultati che possono essere più o meno confortanti per una molteplicità
di variabili.·
La sinergia di due figure diverse, Musicista e Medico, con
formazioni culturali, competenze e punti di vista diversi, per il suo più
ampio respiro, risulta vincente nelle fasi progettuali, operative ed
analitiche della sperimentazione, permettendo di trattare e valutare poi i
risultati della musicoterapia in modo oggettivamente più ampio, anche per
i gradi più avanzati del deterioramento cognitivo.
Key
words: musicoterapica, deficit cognitivo, demenza, AlzheimerCorrespondence:
C. Pifferi, M.D., Casa di Riposo “Nuova Villa Rio”, San Godenzo,
Firenze, Italy
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Musicoterapia
nella cura di un paziente affetto da disturbi del comportamento.
Una
cura possibile?
di Cristiano Marcotti
Il mio intervento descrive due esperienze di
Musicoterapica, una di gruppo ed una singola,
con persone affette da demenza di
Alzheimer. Per quanto
riguarda l’esperienza gruppale le sedute hanno avuto cadenza settimanale per un totale di dieci incontri..L’esperienza
singola ha invece avuto una frequenza di tre incontri alla
settimana.In entrambe si è voluto evidenziare come la musicoterapia possa
svolgere una funzione di gestione e riduzione dei disturbi comportamentali
del paziente demente, agendo da vero e proprio “neo-canale espressivo e
comunicativo” sganciato dai codici canonici (verbale e cognitivo). Tali codici non farebbero
altro che accentuare le disfunzioni comportamentali
non essendo ormai più patrimonio nella loro totalità delle
persone dementi e particolarmente disturbate nei canali comportamentali.
Bibliografia:
“La nuova Musicoterapia” R.Benenzon,"Casi clinici di
Musicoterapia” Kenneth E.Bruscia, “Definire la Musicoterapia”
Kenneth E. Bruscia, “Manuale di Musicoterapia” R. Benenzon,“Il
mondo interpersonale del bambino” Daniel Stern, “Un antropologo su
Marte” Oliver Sacks, “La morte amica” M. Hennezel.
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"Un
percorso tra ritmo e melodia"
di
Luca Pozzi e Lucia Corno
L'istituto
Golgi di Abbiate grasso (Mi)
è’
una struttura (IPPAB, ex ECA di Milano) con 428 posti letto all’interno
della quale è presente un nucleo Alzheimer che comprende una parte RSA
(20 posti letto) occupata da persone ricoverate per lunghi periodi, e una
parte IDR (20 posti letto) con ospiti presenti temporaneamente.
Il
gruppo dell’attività di musicoterapia
Il
gruppo di ospiti cui è rivolta l’attività di musicoterapia comprende
persone che mediamente si trovano in una fase di malattia (GDS, global
deterioration scale, 5/6) definita moderata/severa. Sussistono problemi
comportamentali, di orientamento spazio-temporale, ridotte capacità
mnemoniche e notevoli difficoltà nell’organizzazione del linguaggio
verbale. Molte sono, a questo proposito, le ripetizioni di frasi, risulta
nella quasi totalità dei casi praticamente nulla la capacità di
riconoscere le persone e le figure professionali presenti in reparto. Una
buona percentuale di ospiti, con problemi di wandering, vaga per il
corridoio in un interminabile andirivieni, altri sono “impegnati” in
un continuo riordino di mensole, tavoli, armadi. Qualcuno rimane seduto al
proprio posto, sfogliando riviste accanto a chi “cerca” il marito, la
mamma o un caro parente.
Il
gruppo potrebbe essere considerato in due diverse accezioni: gruppo chiuso
(si stabiliscono dei partecipanti che rimangono invariati nel tempo) e
gruppo aperto. Nel caso della nostra attività si è preferita la via di
mezzo: gruppo semi-aperto. C’è un nucleo di persone che fanno da base
stabile sia per quanto riguarda l’adesione (n° di sedute) che per la
permanenza ad ogni incontro. Obiettivo è quello di creare un gruppo di
persone che dia un certo grado di stabilità, il che significa ordine e
abbassamento del livello di stress, e che allo stesso tempo non limiti
troppo la partecipazione di altri. Il gruppo si costituisce inoltre come
un’unica entità avente la propria sonorità. La messa in comunione dei
modi espressivi di ognuno acquista valore nel momento in cui il singolo è
in relazione con il resto del gruppo, con la sua personalità che nel
medesimo istante riceve stimoli per un cambiamento, viene modificata dal
rapporto con gli altri.
Per
far ciò bisogna che si creino, e soprattutto si rispettino, delle
proporzioni. La musica e i conduttori devono far sì che il piccolo
sonaglio mosso dall’anziano, che muove solo la mano destra, trovi lo
stesso spazio musicale di chi, meno limitato fisicamente, riesce a
percuotere un tamburello.Come
è possibile? Una prima risposta arriva dalla musica stessa e dai suoi
parametri, intesi come variabili di un sistema: ritmo, intensità, altezza
e timbro.
E’
comunque un lavoro che si gioca molto sul momento, sull’istantaneità
dell’evento sonoro musicale del gruppo.
Un
percorso-sfida incentrato sulla musica definita sia “classica” per la
sua scrittura e tipologia, ma anche popolare, in quanto spesso riferita o
ispirata a culture proprie di paesi e popoli diversi (in particolare i
paesi dell’est). Dal minuetto di Haendel alla Scozzese di Beethoven, dal
Microkosmos di Bartok alle danze di janacek il linguaggio musicale, nei
suoi parametri fondamentali di ritmo (o pulsazione), melodia, forma e
armonia diventa modalità di approccio, di relazione con gli ospiti,
stimolando e valorizzando l’espressione del sé a più livelli (canto,
ballo, uso degli strumenti). La risposta alla pulsazione trasmessa fa
vivere il presente nella sua fisicità (battito di mani, passi di danza,
percussioni), il richiamo melodico a motivi appartenenti all’infanzia
(girotondo, filastrocca, ninna nanna) aiuta a ricomporre il proprio io nel
ritorno alle origini e la risoluzione positiva del tessuto armonico, dal
modo minore a quello maggiore, dalla dominante alla fondamentale (cadenza
I-IV-V-I) dona sensazioni di equilibrio e di pace con se stessi e il
mondo.
Le
scelte di repertorio e le modalità della proposta cambiano e si affinano
in relazione agli spunti colti dal gruppo, per meglio sintonizzarsi
sull’altro e per aprire sempre più “canali-possibilità” di
contatto.
In
questa direzione acquistano uno spazio sempre più ampio
l’improvvisazione, espressa attraverso dialogo e rispecchiamento sonoro,
e il silenzio, che è riconoscimento del valore della persona di fronte, e
spazio per il desiderio di cogliere sempre più i segni di una presenza
ancora carica di messaggi.
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Lavorar
cantando
Di
Nicola Corti
Al convegno ho raccontato la mia esperienza di
un laboratorio legno, per la costruzione di strumenti musicali che ho
denominato “Lavorar cantando”, realizzato insieme a malati
d’Alzheimer nel centro diurno Stella del Colle di Firenze.
In questo laboratorio, riciclando vecchi
oggetti di legno inutilizzabili e lavorando con attrezzimolto
semplici, ho cercato di ricreare l’atmosfera della bottega artigiana,
ben presente nella memoria di molti utenti. Ho raccontato come,
insieme a questi malati, ho costruito strumenti facilmente suonabili da
tutti, anche da persone con problemi cognitivi come gli Alzheimer.
Al convegno ho parlato di come si possono
strutturare piccole orchestrine, che io chiamo “Trik Trak
band”, composte anche da soli utenti, fruendo dei suddetti
strumenti. Ho dato anche esempi pratici di come queste orchestrine possono
essere utilizzate in varie situazioni (gruppi
d’improvvisazione ritmico-modale, orchestrine per il ballo liscio nelle
feste, accompagnamento di cori e canzoni d’epoca).
Io sono perito meccanico ed ho lavorato
sia come operaio artigiano sia come progettista, ho suonato e cantato
molta musica leggera e popolare, ho studiato chitarra classica da
privatista e sto studiando musica elettronica ma ho lavorato anche come
semplice operatore socio-sanitario; quindi ho un’esperienza ed un
percorso di formazione, come animatore musicale, frammentato,
discontinuo e non molto ortodosso.
Ho detto questo per chiarire che nel mio
approccio all'animazione musicale, è stata molto importante l’auto
formazione ottenuta attraverso la passione e la semplice e costante
osservazione dei fenomeni sociali e sonoro-musicali circostanti.
Per me anche il parlare è musica ed il
muoversi è danza e quindi ritmo. Ognuno di noi possiede un proprio
bagaglio sonoro-musicale interiore e quindi, indipendentemente
dal fatto che pratichi o no uno strumento musicale, può attingere
alla propria esperienza. Inoltre può costantemente auto-formarsi
basandosi sull’esercizio, sull’osservazione e sulla propria creatività.
Importante è non farsi scoraggiare dai soliti luoghi comuni, che ad
esempio dicono:-si
può essere musicisti solo se si è fatto il conservatorio!,-bisogna
saper leggere la musica, per suonare, -si
può fare musica solo se si è musicisti!
Io sono diventato musicista semplicemente
facendo musica. Si nasce, si vive e si muore immersi nei suoni e nei
silenzi e la musica è l’arte del suono e del silenzio. Anche gli
uccelli cantano ma non per questo sanno leggere la musica. Personalmente
intendo “il fare musica” come il fruire di qualsiasi evento sonoro,
con lo scopo di creare valore per se stessi e per chi ci circonda.
Credo che una visione così aperta, su ciò
che si intende come musica, mi ha permesso di giungere alle idee, un po’
fuori dal comune ma efficaci, del “Lavorar cantando”, delle “Trik
trak band” e di altri tipi di attività, ampliando così le
possibilità e le tecniche d’approccio con questo tipo di utenza e
permettendo un’ intervento positivo in queste attività anche da parte
di chi non è musicista sia utente che operatore; infatti, nella struttura
dove lavoro, sono molti gli operatori che hanno imparato queste tecniche
d’animazione solo per il fatto di parteciparvi.
Ho detto tutto questo soprattutto per
incoraggiare quelle persone che operano nel sociale e che erano presenti
al convegno pur non essendo musicoterapeuti, musicisti o animatori
musicali, cercando di ricordare a noi tutti che i suoni e la musica sono
per fortuna un linguaggio universale che ci appartiene da sempre e ci
tiene costantemente in relazione.
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Le
architetture risonanti della demenza
Di
Roberto Carnaghi
Il
progetto musicoterapia e demenza nasce da due premesse epistemologiche
fondamentali: la natura dell’uomo, vista in una concezione olistica,
ossia interezza di
manifestazione ed il ritratto della demenza, teorizzato quale distacco
precoce del principio mentale, ovvero astrazione.
Si vuole percorrere, per costruire strumenti cognitivi, relazionali ed
operativi, un viaggio attraverso le scienze e le metafore della cultura
universale, raccogliendo e proponendo testimonianze e principi, quali
terreno di indagine per una naturale visione olistica dell’esistenza. Si
prende, dal principio la realtà e le simboliche rappresentazioni del
numero 7: sette colori dell’iride, sette note della scala musicale,
sette giorni della settimana, i sette Spiriti innanzi al trono di Dio, ma
soprattutto, per quanto investe la nostra ricerca, i Sette Corpi dell’Holos
Umano costitutivo. Questi sette centri ( o corpi )
formano, a differenti piani vibrazionali, l’interezza della nostra
manifestazione. Li identifichiamo nei seguenti corpi: fisico denso (
eterico o vitale), astrale (delle emozioni e sentimenti), il mentale
inferiore (io cosciente), e la triade spirituale animica superiore. I
corpi sottili stanno al corpo fisico denso come gli armonici stanno al
suono della fondamentale, dunque per la legge di analogia si possono
rapportare questi diversi piani di esistenza. I corpi sono centri vitali
di forza e ciascuno emette un proprio suono e proprie bande cromatiche,
rivelando , emanandola, una propria luminosità. Più di due terzi
delle patologie e dei disturbi dell’uomo nascono nelle dissonanze
dinamiche dei corpi eterico ed astrale, nella incapacità di ritrovare
l’armonia originale con le Leggi Cosmiche della Natura, l’Armonia
Mundi olistica. Parallelamente al sistema endocrino sono presenti nella
nostra costituzione 7 centri, detti anche chakras
( dal sanscrito: ruote ) che rappresentano le ottave superiori della
loro controparte fisica, appunto le ghiandole del sistema. Questi centri
sempre in ricezione e distribuzione sono le porte di accesso e di scarico
che si nutrono dei suoni, delle luci, delle
potenzialità della vita stessa, e li trasmettono, facendoli precipitare,
agli organi fisici. Il suono riveste dunque grande importanza proprio
perché ogni chakra vibra ad una
particolare frequenza e dall’incontro con il suono, per la legge di
risonanza, possiamo davvero intravedere quali interazioni saranno
possibili in campo terapeutico. Olismo è visualizzare, percepire ed
elaborare questa sin-fonia delle ruote sonoro-luminose che nutrono ogni più
piccola nostra cellula, rivitalizzando costantemente il sangue, la
corrente della vita stessa. Il suono, così come viene rappresentato dalle
culture apparentemente distanti, è il principio di
Costruzione, Coesione e
Trasformazione ( o distruzione ) della materia, della forma fisica in
cui e per cui i principi
spirituali superiori possono incarnarsi
e servire il piano terrestre
su cui ci muoviamo e siamo. Le figure di E.Chladni, il modello atomico, la
figura del sistema solare e la descrizione del chakra stesso mettono in
evidenza come questo modello di vibrazione costruttrice delle forme sia
davvero una legge universale di manifestazione. Il suono può mettere in
comunicazione i diversi piani di esistenza, e nel nostro campo di
indagine, la demenza, si prefigura come strumento privilegiato atto a
costruire quel ponte di comunicazione superiore di relazione e nutrimento.
L’esperienza musicale facilita l’integrazione con le energie dei corpi
sottili che possono ricollegarsi e dinamizzare i veicoli inferiori, gli
organi ed i tessuti del corpo fisico, distribuendo vitalità e coscienza,
sino a che i tempi biologici dell’interezza lo permettono.
La demenza è dunque considerata quale astrazione del principio
mentale. Il demente vive un’esperienza puramente onirica senza ritorno
nel corpo più fisico, come una persona che al momento del risveglio non
riesce più ad integrare il corpo astrale cosciente al corpo più fisico
denso. La sofferenza nasce dalla non netta polarizzazione ed integrazione
fra i corpi, come se la persona vivesse la polarizzazione del Sé, la
coscienza del sé viaggiando attraverso i gradi della propria coscienza di
essere, senza poter focalizzarsi sul piano su cui oggi noi siamo qui a
servirlo nella terapia! Il simbolo suggerito della sveglia del mattino
rivela l’esatta collocazione della esperienza sonora: la musica è lo
strumento/allarme che permette il risveglio del mattino, dalla notte del
così definito viaggio astrale. Nel caso della demenza il ritorno non è
stato più possibile, la persona è polarizzazione ancora nel corpo
sottile delle emozioni, dell’angoscia senza regista, della mancata
ri-unificazione dei centri della consapevolezza. Ecco l’immagine
proposta della catena spezzata. La musicoterapia è percorso terapeutico
proprio nella visione e nella accettazione di questa duplice premessa:
l’interezza da ricomporre e la potenzialità invocativa-evocativa del
suono che permette quel riallineamento destrutturato per insorgere della grave
compromissione. Si consiglia la formazione disciplinata per approfondire
queste tematiche legate alla presa di coscienza della manifestazione
olistica dell’uomo, che ancor prima di vivere l’esperienza della
malattia, dovrebbe rivelarsi quale sacra interezza su livelli
di cui si cerca spesso di negarne l’esistenza, senza considerare il peso
e la ricchezza storica di quelle culture che da millenni offrono
testimonianze di vissuti significativi e meravigliosi sulla nostra vera
essenza, sullo scopo dei principi umani e divini. Sia per gli operatori
infine l’invito all’approccio di quelle culture e scienze che
restituiscano alla sofferenza un significato più vero, condiviso a tutti
i livelli, senza voler dividere ciò che la Vita non ha mai suggerito di
separare. Ringrazio sin d’ora tutti quegli operatori e quei familiari
che vorranno approfondire con umiltà e saggezza questa visione non
riduttiva, strumento e meta, missione e dharma di un’intera vita, per il
bene di quella rivelazione a cui tutti tendiamo più o meno
consapevolmente.
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"Progetto
sfera" un'esperienza di musicoterapia con malati di Alzheimer
istituzionalizzati"
di
Pierluigi Altea
La musica ha una
grande influenza sulla persona demente e rappresenta uno dei pochi
strumenti di comunicazione ancora efficaci e gestibili dalle risorse
residue del malato.Roberto Carnaghi e
Pierluigi Altea hanno ideato e realizzato un progetto di Arteterapia
denominato “Progetto Sfera”. L’immagine della sfera denota
simbolicamente: da una parte l’approccio globale alla persona
(approccio olistico), diverso da quelle impostazioni riduzionistiche che
troppo spesso portano a non considerare l’individuo nella sua interezza
ed unicità e dall’altra l’immagine della propagazione del suono nello
spazio come “sfera pulsante”. Il fulcro di questo progetto è
rappresentato dalla musicoterapia.
La
proposta terapeutica adottata con il demente è di tipo informale,
confidenziale, non coercitiva e non impositiva. Obiettivi:
-
modificazione dello stato di umore della persona;
-
contenimento dell’aggressività, del “wandering” e degli
stati ansioso-depressivi;
-
costruzione di una relazione empatica tra musicoterapeuta e
paziente;
-
socializzazione;
-
fruizione e condivisione dell’esperienza estetico-musicale;
-
riattivazione della memoria musicale ed “emozionale”;
-
improvvisazione;
-
comportamento musicale attivo (cantare o suonare uno strumento).
La persona demente è sensibile all’esperienza estetica e,
nonostante gli importanti deficit cognitivi, è ancora capace di
cogliere la bellezza, la proporzione e l’equilibrio. La musica è
equilibrio, è proporzione, è bellezza. E’ buona forma. Il paziente può
avvicinarsi senza costrizioni alla proposta fatta dal musicoterapeuta.
E’ libero di scegliere.Il tema
della libertà e del potere sulla persona demente sono di
fondamentale importanza. La condizione fisica, psicologica ed esistenziale
dell’anziano demente istituzionalizzato lo conducono ad uno stato di
totale passività. Il paziente è depauperato di tutte le facoltà
decisionali. C’è chi decide per lui. Viceversa, nella relazione
paritetica col musicoterapeuta la persona demente può ancora
scegliere. E’ libera di
esprimersi come può e come crede. La
musica, intesa come significante insaturo, è un “linguaggio asemantico”
che ridona significato all’esperienza esistenziale del malato. La
relazione paritetica col musicoterapeuta è un’oasi di libertà
dove l’anziano demente può ancora “dire”, parafrasando Descartes, canto,
dunque sono.
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